Archivio dell'autore: Alessandro Vitali

Capodanno a Istanbul – I Consigli

IstanbulEccomi qua dopo un periodo di astinenza da tastiera e dopo aver digerito (forse non ancora del tutto) cenoni natalizi vari a raccontarvi del mio ultimo viaggio. Sono anni che ho l’abitudine come De Sica e Boldi di fare il mio personalissimo cine-panettone per sfuggire alle feste in terra italica e così quest’anno è andato in scena: CAPODANNO A ISTANBUL.

Se come si dice “chi ben comincia è a metà dell’opera” un elogio enorme va alla Turkish Airline (non è un caso se sono tre anni che viene eletta la miglior compagnia d’europa) che mi ha fatto vivere un viaggio da sogno. Puntualità, efficenza, schermo per guardare un film, menù personalizzato, posti comodi mi hanno reso felice dei 250 Euro spesi e il confronto con la solita Ryan è stato impietoso. Arrivati a Istanbul, dopo aver temuto per la mia valigia (la riconsegnano dopo un ulteriore barriera di controllo documenti) abbiamo preso il bus che arrivava in piazza Taksim, terrorizzati dai commenti sui tassisti furbetti. Il viaggio dura una mezzoretta e facilmente abbiamo trovato il nostro hotel che si trovava a meno di 100 metri da Piazza Taksim, una delle piazze principali di Istanbul. Lo staff dell’hotel è stato molto cortese, ma la posizione dell’albergo inizialmente mi ha impressionato e spaventato un po’. Pur trovandosi a pochi metri dalla piazza e dalla strada principale l’hotel era infatti in una via fatiscente, dove una famiglia viveva in un minivan e le case sembravano cadere a pezzi. In questo senso il terrorismo subito da amici e parenti prima di partire sicuramente ha influito, ma come volevasi dimostrare sono ancora vivo. Forse sarà perché molti mi scambiavano per turco? Visto che farvi la cronistoria di tutta la mia vacanza stile diario di bordo potrebbe risultare alquanto palloso, dividerò il viaggio in alcuni post con varie sezioni e ho deciso di partire dando alcuni consigli per chi si recherà a Istanbul.

Consigli:

1) Prendere la Istanbul Kart. E’ una carta per i mezzi pubblici (costa 7 lire turche di cui ve ne rendono 5 alla riconsegna) che vi permette di spendere meno per i viaggi in metro, in tram ecc… Si carica facilmente dell’importo che si decide e vi evita code fastidiose.

2) Fare la Museum Pass Istanbul: A Istanbul ci sono lunghe file per entrare nei musei e questa card vi potrà far passare davanti a tutti. La card dura 72 ore e costa 72 lire turche. Sono sei i musei nei quali si può entrare con la card: Hagia Sophia Museum, Topkapı Palace Museum (eccetto Harem Apartments), Chora Museum, Istanbul Archaeological Museums, Museum of Turkish and Islamic Arts e Istanbul Mosaic Museum. Se volete visitarne tre vi conviene farla, con due andate quasi in pari.

3) Quando attraversate la strada a piedi guardate ovunque e siate molto prudenti, nessuno frenerà per farvi passare.

4) Contrattate con moderazione, solo quando è concesso. In passato era molto comune contrattare i prezzi, ma ora in molti posti è offensivo, anche perché sono state applicate leggi a riguardo. In alcuni negozi ci sono proprio cartelli che indicano il divieto di contrattare i prezzi. Magari provateci, ma con moderazione.

5) Rispettate sempre gli usi e le tradizioni della popolazione specialmente nei luoghi di culto.

6) Soggiornate in prossimità della linea T1 che va da Kabatas a Bagcilar. E’ la più utilizzata ed è necessaria per vedere le maggiori attrazioni della città.

7) Se possibile visitate la città in primavera. Il sole rende incantevole questa città, il clima in inverno è molto freddo e in estate torrido.

Italia: il paese che ruba anche i sogni

E’ un po’ che non scrivo, forse perché scrivere è la mia forma di sognare e faccio fatica a sognare ultimamente in questo Paese. Purtroppo non vedo più nemmeno un barlume di luce, che possa salvare l’Italia da una fine indecorosa, è un paese economicamente destinato a fallire e governato da gente incompetente, truffaldina e non scelta dal popolo. Ah il popolo… Pure quello non mi dà speranza alcuna. E’ possibile che la televisione ci abbia fatto diventare così ciechi, così ignoranti. Anche i più giovani che possono cercare notizie ed informarsi sul web non fanno altro che stare su facebook a parlare della neve e a fotografare quello che mangiano. I telegiornali non parlano di nulla, al massimo di cosa fa Belen Rodriguez, la diva della televisione italiana. E poi che importa come ha fatto ad essere così famosa, ora è Belen. Ed è questo il sogno delle ragazze italiane, essere come lei. In Italia sicuramente il fine giustifica i mezzi, tutti i mezzi… E quelli che hanno più potere sono i più sporchi e i più protetti della piramide sociale. In Italia non si può sperare nemmeno di vincere due spiccioli alle slot machine o alle scommesse, perché sono truccate e servono a fare arricchire quelli che ricchi già sono.

Che sogno dovrei avere allora vivendo qua? Purtroppo sono nato onesto e mia madre mi ha inculcato quella sua maledetta bontà d’animo, non sono fatto per questo paese, qua non sarò mai nessuno. Mi piace rispettare la fila quando vado a comprare il pane e anche quando vado dal medico, pur sapendo che tutti mi supereranno perché loro hanno solo bisogno di una ricetta. Mi piace rispettare i limiti di velocità e fare attraversare la strada a una vecchietta con le buste della spesa. Non mi piace invece farmi raccomandare, chiedere lo sconto se me lo fa pagare senza fattura e avere vantaggi che non mi spettano. Non mi piace essere rappresentato da condannati, che nessuno ha votato. Non mi piace vivere in un paese incoerente, subdolo, arretrato. Stanotte vorrei addormentarmi e aspettare che nel sonno Peter Pan venga e mi faccia volare via con lui… Ma Peter non portarmi all’Isola che non c’è, sono troppo grande per stare ancora con i bimbi sperduti, mi basta che mi porti in un paese dove si possa sognare ogni mattina quando suona la sveglia.

Monet – Au coeur de la vie (Pavia)

Sabato scorso sono stato a Pavia a vedere la mostra di Monet e a fare un giro per la città. La città, oltre al negozio Annabella che mi ricordava le pubblicità delle pellicce che faceva il grande Mike Bongiorno a “La Ruota della Fortuna” non ha tanto da offrire. C’è una bella piazzetta e un ponte che ricorda Ponte Vecchio di Firenze con la differenza che non è pedonale ed è più brutto. La mostra si trova alle scuderie del Castello Visconteo, la location è molto bella, peccato che di Monet siano presenti solo ventuno dipinti. Considerando che la mostra costa 15 euro, paghiamo quasi un euro per ogni quadro che vediamo, non un esempio di cultura aperta a tutti quindi… Tuttavia visto il limitato numero di prove gli allestitori si sono ingegnati per rendere la mostra interessante e così ci si trova in un percorso sensoriale che fa rivivere la vita del grande pittore francese, grazie a supporti video che ci mostrano le persone più importanti nella vita di Monet: il padre, le due mogli, il maestro e la sua allieva. Interessante anche il tentativo di riproporre fragranze che richiamino le varie fasi della vita del pittore (peccato che non tutte si riescano a sentire distintamente e che poi le rivendano al market a più di 20 euro l’una). Insomma la mostra è carina, potrete entrare nel cuore di Monet come dice il titolo, ma se volete vedere i quadri di Monet vi consiglio di andare a Parigi… 

AUSTRIA – OTTOBRE 2013 PARTE 2

Dopo aver salutato lo staff dell’hotel e tutte le mucche del paese, sono ripartito alla volta di Salisburgo. Prima di recarmi in hotel ho deciso però di fermarmi a visitare il castello di Hellbrunn, che fu edificato nella prima metà del Seicento, per volere dell’arcivescovo di Salisburgo, Marcus Sittikus. Quest’ultimo aveva origini italiane e ciò è ben chiaro dagli scherzi da burlone, che ha disseminato nel suo castello. Nel grande parco attorno al castello sono disseminate numerose fontane, ancora funzionanti, che l’arcivescovo fece posizionare con l’intento di fare arguti scherzi agli ospiti della sua residenza e che ancora oggi sono utilizzate per sorprendere e divertire i numerosi visitatori. La più famosa è quella del tavolo delle cerimonie dove Sittikus aveva fatto progettare getti d’acqua che bagnavano tutti i convitati, mentre il capotavola rimaneva asciutto.

hellbrunnhellbrunn3

 

  Dopo la visita al castello, sono andato a fare check in      all’hotel che si trovava sul lago Wallersee. L’accesso al lago non era il massimo, anche vista la stagione (probabilmente deve essere meglio in primavera), ma comunque ho fatto qualche foto e poi sono andato a visitare la città di Salisburgo.

La sera avevo prenotato una cena al famoso ristorante St. Peter, in pieno centro, ristorante che si forgia del titolo di ristorante più antico d’Europa. Peccato che in seguito ho scoperto non essere l’unico a vantarsi di questo. Il palazzo comunque è molto bello, antico e l’arredamento è consono alla serata del “Mozart Dinner Concert“. Praticamente tra una portata e l’altra degli attori cantavamo pezzi di opera tratti dalle musiche del grande Mozart. Gli artisti erano molto bravi, peccato che il cibo non fosse all’altezza della situazione e che avessero deciso di fare tavolate miste, così che mi sono trovato al mio fianco un giapponese che si addormentava sulle arie del Don Giovanni. Una breve passeggiata digestiva e sono tornato nel mio albergo sul lago a riposare in vista del giorno dopo, dove mi sarebbe toccato il lungo viaggio di ritorno. La mattina dell’ultimo giorno l’ho trascorsa a visitare meglio il centro di Salisburgo, comprare qualche souvenirs e a mangiare altre prelibatezze austriache. Il centro è piccolo, ma molto caratteristico, si visita facilmente in un giorno o due al massimo. Interessante è la visita alla cattedrale, costruita dai due architetti italiani Vincenzo Scamozzi e Santino Solari, sempre nel 1600; mentre per gli appassionati di Mozart sicuramente da non perdere la visita alla sua casa natale. Un paese pulito, bello e civile che ti stimola ad essere una persona migliore l’Austria; un sogno di tre giorni su un materasso ad acqua, circondato dal verde delle montagne e dai fiumi limpidi, cullato dalla musica di Mozart e ingolosito da un genuino strudel alla mela. Ma poi le luci abbaglianti  dell’auto dietro mi hanno svegliato. Ero tornato in Italia, qui non c’è tempo per sognare.

salzburg

Mozart home

 

Austria – Ottobre 2013 Parte 1

Visto che vado in tanti posti e poi a volte nemmeno me li ricordo, ho deciso di aprire la sezione viaggi, così almeno io me li ricordo e poi se a voi interessa magari trovate qualche notizia o qualche aneddoto che vi fa sorridere.

Il primo post sui viaggi è quindi dedicato a… SALISBURGO. Ma Salisburgo è la meta, non il viaggio. Quindi cominciamo dalla partenza, come sempre da Bologna o meglio da San Lazzaro, come sempre in ritardo, con la valigia che era già mezza pronta, ma finita cinque minuti prima di partire e con in mente l’idea di essermi dimenticato qualcosa, si parte. In macchina questa volta, pregando che poi in Austria non ci sia bisogno di mettere le catene e con in mente l’idea di fare assolutamente la vignetta, dopo la multa da 120 euro presa a Capodanno.

La prima tappa è a Treviso, dove mi sono fermato all’inaugurazione di una mostra sull’India. Penso sia una mostra molto interessante soprattutto per gli amanti dell’India, si chiama “Le magie dell’India” ed è presso il complesso “Casa dei Carraresi”. All’inaugurazione erano tutti estremamente seri ed eleganti e anche abbastanza vecchi, d’altronde l’Italia è un Paese per vecchi e poi tra i giovani chi andrebbe a una mostra sull’India il venerdì sera? Comunque la location è molto bella e anche Treviso è una città molto caratteristica, piccola, ordinata e con tutte le cose al suo posto. Quindi per chi non ci fosse mai stato consiglio uno spritz in centro e di andare a fare un giro alla mostra sull’India oppure ubriacarsi di spritz e poi andare a letto. Dopo la serata di gala, ho dormito in un hotel fuori Treviso avvolto nella nebbia, una locanda famigliare, che faceva anche da ristorante.

La mattina, dopo aver fatto colazione, sono ripartito ancora avvolto nella nebbia ed è li che ho pensato che non avrei mai voluto vivere in provincia di Treviso. La destinazione della prima tappa era Untertauern: un paesino sperduto tra le montagne, con 20-30 anime in tutto, 50 mucche, un laghetto e il bellissimo hotel dove avevo deciso di soggiornare. Il distacco dall’Italia all’Austria si capisce dal modo di guidare delle persone: quando non c’è più nessuno che ti fa le luci per superarti ai 160 km/h e quando tutti rispettano i limiti di velocità allora vuol dire che hai superato il confine. L’hotel dove ho passato il pomeriggio e la notte, si chiama Lurzerhof ed è diventato uno dei miei preferiti, fin da quando lo staff mi ha accolto con un prosecco e delle torte buonissime.

Lurzerhof Hotel

Il pomeriggio l’ho trascorso nella Spa, accompagnato dal mio accappatoio morbidissimo. Tornerò lì solo per l’accappatoio! Nella zona benessere c’è una piscina all’aperto molto suggestiva con vari getti di idromassaggio, peccato che l’acqua però non sia così calda per un italiano caloroso come me e così dopo pochi minuti ho deciso di lanciarmi nelle saune. Ci sono numerose saune, alcune si differenziano per la temperatura, altre perché sono per nudisti e altre non l’ho capito perché era scritto in tedesco, comunque mi sono piaciute tutte. Erano ben fatte e ben tenute, soprattutto una all’aperto dove dopo ci si può lanciare in una piscinetta naturale gelata. Dopo le saune ho deciso di sprofondare in sala relax. C’è da dire che ci sono varie sale relax e che comunque in generale non c’era alcun tipo di rumore: la clientela era adulta e di origine germanica, quindi rispettosa della quiete. Tra tutte le sale relax ne ho scelta una con dei letti veri e propri e delle cuffie dove c’era della musica new age oppure YMCA, potevi scegliere il canale radio preferito. Io ho optato per la new age dopo aver ascoltato YMCA, ma la sorpresa più bella è stata che il materasso era ad acqua e dopo aver passato cinque minuti a dondolarmi sull’acqua come un bambino, mi sono addormentato. Dopo questo faticoso pomeriggio, ho deciso di non uscire nemmeno per cena e sono rimasto al ristorante dell’hotel dove ho mangiato divinamente. Si poteva scegliere tra due menù: uno per vegetariani e uno per carnivori, ma entrambe le scelte riservavano piatti molto sofisticati, gustosi e abbondanti, tipici della tradizione austriaca. Per gli eroi che mi hanno letto fino qua, scriverò un altro post con l’arrivo a Salisburgo! Leggi il proseguimento del viaggio: https://bianconiglio.net/2013/11/07/austria-ottobre-2013-parte-2/

L’incontro con l’indovino

Questo pezzo potrebbe far parte del mio libro di cui avevo iniziato a scrivere qualcosa sul blog e che visti i ritmi sarà pronto nel 2051 (forse). Che ne pensate? (Se ci sono degli errori è perché l’ho scritto di getto alle 3 di notte, quindi per il 2051 saranno corretti…)

Mi trovai solo così nel centro di Piazza Navona, l’aria profumava di pioggia in quella tiepida giornata primaverile, le rondini volavano basse e i mercanti erano pronti a coprire la loro merce con teli neri, perché il cielo minacciava pioggia da un momento all’altro. Quella scena mi ricordò un racconto di mio padre, che mi fece quel giorno. Lui non era mai stato a Roma, ma mi narrò particolari che vedevo in quello stesso momento. Doveva essere quello il balcone di cui parlava, quello davanti alla famosa fontana. Mi sedetti anche io sul bordo della fontana ed entrai nella storia che avevo ascoltato: lanciai una moneta con le spalle rivolte verso l’acqua, chiusi gli occhi, espressi un desiderio e quando li riaprii l’indovino era lì. Aveva una lunga barba grigia e un cappotto scuro con il cappuccio che lo riparava dalla pioggia che stava scendendo copiosa e mi bagnava il viso. Dal giorno del racconto avevo sempre avuto paura degli indovini e delle loro profezie, ma quel giorno sentivo che il destino voleva in parte rivelarsi a me. Stava spostando il suo tavolino, cercando riparo dal temporale primaverile e dovetti seguirlo tra la gente che correva a ripararsi. Lo afferrai per un braccio, vidi i suoi occhi perplessi, ma non gli lasciai il tempo di parlare e dissi: “Devi farmi le carte!”. “Quando smette di piovere te le faccio senza problema amico. Però ricordati che farsi leggere le carte non è un dovere, ma un piacere”. “Iniziamo male indovino, dovresti capire dai miei occhi che lo devo a una persona da troppo tempo”.”Bella risposta amico, ti sei meritato una seduta immediata. Andiamo a sederci sul bordo della fontana. Il bello dei temporali qua è che sono come veleno per i turisti. Muoviamoci, a breve smetterà di piovere, non avremo un metro per parlare e finiremmo in foto ricordo che vedranno in Giappone”. Così, sotto il diluvio, mi lesse le carte. Le sue parole erano mirate e precise, ascoltai per un quarto d’ora quello che aveva da dirmi, mescolando le lacrime alla pioggia che sgorgava tra i miei capelli. Mi sembrava che quelle parole fossero state nascoste dentro il mio cuore da molto tempo e solo ora le trovassi proprio lì…

Vita spericolata

Ogni volta che pubblico un post sul mio blog è come lasciare una bottiglia nell’oceano. La metti in acqua e poi non sai chi là riceverà e cosa penserà di quello che c’è scritto. Forse il bello di un messaggio in bottiglia è anche quello, la misteriosità del destinatario. Il bello di scrivere per un blog è invece ricevere i commenti e le risposte degli altri, quindi comincio questo post ringraziando tutti quelli che seguono questo blog e che mi mandano le loro opinioni.

La seconda parte di questo post la dedico a una canzone che compie 30 anni, ed è “Vita spericolata” di Vasco Rossi.  In primis perché è una canzone molto bella, che fa parte della storia della musica italiana e poi perché in questo periodo di incertezza sociale e personale, mi sento che si adatta perfettamente a quello che voglio. Spesso in realtà non so mai quello che voglio. In molti mi chiamerebbero indeciso, altri penseranno che sono pazzo, io semplicemente a volte sono frastornato davanti alle centinaia di vie che possiamo percorrere. A me piace vivere perdendomi tra le vie della vita, mi piace provare, assaggiare tutto, non riesco a stare fermo dove mi hanno partorito. Io voglio una vita spericolata, di quelle che non si sa mai…

Il tempo delle mele

Ieri ho sbucciato la mela a mio nonno. È stata la prima volta che l’ho fatto io per lui e non il contrario.  Questo passaggio di consegne, mi ha fatto riflettere, sebbene sia già un po di tempo che sono più io a prendermi cura di lui, che lui di me. Ho pensato a quelle volte in cui ero piccolo e gli arrivavo a mala pena alla cintura e lui mi portava a fare un giro al bar dove giocava a carte per stimarsi un po’ del nipote. Diceva: “Questo è il bastone della mia vecchiaia”. Poi ridevano tutti, gli amici del bar, io e lui. Io così piccolo da essere chiamato Jonny Stecchino,  il bastone di quell’omone di mio nonno? E alla fine invece è andata proprio così, a volte me lo prendo sotto braccio e lo aiuto ad andare avanti. Il tempo passa inesorabile, ma le mele non cadono mai troppo lontano dall’albero.

Colloqui italiani

Un tempo c’era la corsa all’oro oggi c’è la corsa al lavoro… E così ogni annuncio ha 1000 visite e altrettante risposte e finisce che alla fine il telefono non suona mai. La settimana scorsa però miracolo: mi chiama un numero sconosciuto e per la prima volta non è né telecom né fastweb che mi vogliono vendere qualcosa, ma il signor tal dei tali delle risorse umane per l’annuncio a cui avevo risposto su internet. Mi chiama chiedendo se sono ancora interessato e mi fissa un colloquio. Pur pensando che sinceramente non è il lavoro che sognavo di fare in vita mia accetto pieno di gioia perché comunque è un lavoro retribuito, una rarità negli annunci dei giorni nostri. Felice aspetto di dare la lieta news a mio padre, che però si insospettisce dal fatto che al giorno d’oggi possano offrire un lavoro e mi inizia a dire di non firmare niente e di tenere mille occhi aperti. Sul momento odio mio padre, ma in fondo anche io qualche dubbio me l’ero posto. Comunque decido di presentarmi al colloquio fissato il giovedì alle ore 12 in un hotel fuori città.

Io arrivo alle 11.50. Quando entro c’è un uomo che mi chiede il mio nome e mi fa sedere in una sala di attesa. Ha la faccia di quello che ti vende gli orologi all’autogrill, inizio a pensare che probabilmente mio padre aveva ragione. Intanto mi accomodo nella sala e vedo che c’è un altro concorrente. E’ il signor Brambilla da Milano, che mi fa sentire subito a disagio. E’ in abito, con un mocassino in pelle, la cravatta (di dubbio gusto, ma è pur sempre una cravatta) ed è già più puntuale di me. Io avevo optato per mettermi la camicia con un maglioncino e un pantalone scuro. Mi sentivo bello ed elegante, ma l’efficienza del nord mi mette subito sotto pressione. Intanto il tempo passa e alle 12.10 mi chiedo cosa stiamo ancora aspettando, ma la risposta arriva alle 12.15. E’ di corsa, un po’ sudato, entra con i cv in una busta della Coop e chiede subito dov’è il bagno. E’ il signor Palumbo da Palermo. Anche il suo abbigliamento sportivo con scarpe da ginnastica e felpa mi fa tornare il sorriso. Il mio look torna ad essere accettabile. Il venditore di rolex finti allora ci fa accomodare in un’altra stanza dove c’è un uomo corposo che dà più serenità e che sa intrattenere il pubblico, ovvero noi. Ci parla dell’azienda e ci chiede di fare le domande che vogliamo. Palumbo chiede subito delucidazioni sullo stipendio, Brambilla con la sua erre moscia fa una domanda tecnica a cui nemmeno i due rappresentanti dell’azienda sanno dare risposta e io mi mantengo a metà via. Mi sento un po’ come al centro tra due estremi, mi sento un po’ il Casini della situazione e lì capisco che non mi assumeranno mai. Poi penso però a Prodi, Monti, Letta e torno a credere in una mia elezione. Arriva allora il momento del test: 15 minuti per rispondere a domande generali e trabocchetti sulla nostra personalità. Pronti, via e suona il cellulare di Brambilla, lui risponde e dà disposizioni, anche nel momento culmine del colloquio sempre freddo. Palumbo intanto come a scuola chiede se qualcuno sa la domanda numero nove. Io penso di essere finito a candid camera e finisco il test per primo. Dopo un’altra breve chiacchierata i dirigenti ci congedano con il solito vi faremo sapere.

Io, Palumbo e Brambilla ci ritroviamo nel parcheggio a parlare ed è  lì che ci confessiamo le paure di un possibile raggiro, da nord a sud siamo uniti nel pensare che c’è il rischio di fregatura. Tutti raccontano le precedenti esperienze negative uguali da nord a sud. La giornata finisce con Brambilla che accompagna Palumbo e la sua sportina della Coop a casa. L’Italia è unita, sotto una coltre di letame, ma è unita.

Più Iva per tutti

Cari lettori è con viva e vibrante soddisfazione che vi annuncio che da oggi aumenta l’Iva e così pagheremo di più ogni prodotto che vogliamo acquistare.  Che dire il modo migliore per fare riprendere l’economia… Aggiungiamo così un’altra zavorra alla nostra barca pericolante. Si è tanto parlato del “raddrizzamento” della Costa Concordia,  ma intanto è la barca Italia che va a picco. Da quello che ne posso capire io nei prossimi anni la situazione andrà sempre peggiorando e a breve ci troveremo ridotti come la Grecia di qualche mese fa o forse anche peggio. Quello che mi preoccupa è l indifferenza della gente.  La nave affonda e nessuno fa nulla, nessuno cerca di chiudere i buchi, nessuno scappa, nessuno manifesta. La gente guarda l iphone e va avanti senza dare peso a quello che succede. Tanto la barca prima o poi si raddrizzerà da sola… O forse no?
E tu cosa fai per salvare la barca mi chiederebbe l’italiano medio? In effetti per ora nulla e io stesso mi sento colpevole. A volte mi piacerebbe non sapere nulla come la maggioranza degli italiani, perché vivere nell ignoranza a volte è un bene ed è fonte di spensieratezza,  ma visto che non posso cancellare quello che già so e le mie convinzioni mi ritrovo davanti ad una scelta difficile. Penso che ormai l’unica soluzione sia quella di fuggire via: sto provando a convincere le persone a cui voglio bene di fare la valigia e partire in una scialuppa di salvataggio con me finché c’è posto, finché c’è tempo…