Archivio dell'autore: Alessandro Vitali

Il discorso tipico dello schiavo

Dopo tanto tempo torno a scrivere qualcosa e vi propongo questo discorso di Silvano Agosti. E’ qualcosa che ho sentito l’altro giorno su Radio 105 e mi ha fatto riflettere molto. In realtà sono cose che ho sempre pensato e sentito anch’io sentendomi dare del pazzo, un po’ come Galileo Galilei.
E voi che ne pensate? Ascoltate e commentate!

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La mia versione del finale di Birdman

Come ho annunciato nel titolo, qua parlerò del finale del film Birdman; quindi siete avvisati, se non avete ancora visto il film state per imbattervi in un grandissimo SPOILER. Finora ho parlato poco di film nel mio blog, anche perché è raro trovare film interessanti negli ultimi anni. Tuttavia una decina di giorni fa sono andato a vedere “Birdman” e devo dire che è un film che ti lascia qualcosa e soprattutto il finale mi ha lasciato dentro un tarlo che ancora non se n’è andato. Perché il regista ha voluto lasciarci con il tipico finale aperto a più interpretazioni, forse perché così ogni spettatore può immaginare quello che più preferisce e decidere se Birdman nel finale muore o spicca il volo. Dopo averci riflettuto un po’ io mi sono dato la mia versione del finale di Birdman, spero che vi possa piacere e che possiate adottarla anche voi come possibile finale, ma in alternativa sono molto curioso di sapere quale sia la vostra versione del finale della pellicola. Perché in fondo è un film che accetta tanti possibili finali e nessuno può definirsi quello corretto al cento per cento, anche se personalmente alcuni mi soddisfano più di altri.

Il mio finale o meglio come mi fa piacere pensare che sia finita

Inizio dando una mia risposta alla grande domanda che assale gli spettatori: “Ma Riggan alla fine muore oppure no?” Questa domanda sorge dallo sguardo della figlia che chiude il film e scardina tutte le costruzioni che si era autoprodotto lo spettatore fino a quel punto. Lo sguardo di Emma Stone sognante verso l’alto non lascia dubbi: Riggan sta volando come Birdman eppure per tutto il film il regista Iñarritu ci fa capire che Riggan non possiede super poteri, ma che è tutto frutto della sua testa e della sua immaginazione (come dimostrano la scena del taxi e del camerino). Quindi in definitiva per me Riggan non si può salvare e nel finale del film muore. Ora il difficile viene nell’incastrare lo sguardo stupito di Emma Stone con questa mia convinzione e l’unica spiegazione possibile è che questa sia l’ultima grande visione di Riggan. Secondo me l’attore infatti muore nel teatro quando si spara alla tempia e tutto quello che va in scena dopo è il finale ideale immaginato da Riggan e dalla sua voce interiore (Birdman), quando progetta il suicidio. Nel finale infatti ritrova la moglie che tanto ha amato al suo fianco, riceve dall’agente una recensione ottima del suo spettacolo e ha il ricongiungimento che tanto sognava con la figlia, che finalmente lo vede per quello che lui si sente di essere: un uomo capace di volare sopra la sbiadita immagine affibbiatagli dal pubblico.

 

 

 

La mostra di Escher a Bologna

Devo ammetterlo per essere un viaggio, questa volta ho fatto poca strada. Infatti per vedere questa bellissima mostra mi è bastato arrivare in centro a Bologna, dove a Palazzo Albergati, in via Saragozza 28 hanno allestito questa esibizione sull’incisore e grafico olandese Maurits Escher. Devo ammetterlo che prima di andare alla mostra non conoscevo bene questo artista visionario, ma sono rimasto veramente colpito dalla bellezza dell’allestimento e dalle opere di Escher. Come ha detto Erika Gardumi “ci si trova dinanzi a quadri capaci di creare mondi dove la geometria è anche paradosso, dove l’inconsueta fusione tra paesaggi naturali e elementi architettonici o forme pure restituisce mondi possibili e fisiche impossibili, incastonati in cristalli e sfere che riflettono le cose straniandole, dove le scale non portano in nessun posto e le illusioni ottiche si ripropongono all’infinito“.

Escher ha avuto negli anni ’30 la forza e l’intuito di creare modelli che sono moderni ancora ai giorni nostri. Sono uscito piacevolmente sorpreso da questa mostra e ve la consiglio caldamente (come vi consiglio di comprare i biglietti online viste le lunghe code che si trovano davanti a Palazzo Albergati, che è anch’esso bellissimo da vedere). Andate a vedere questa mostra e magari ne uscirete cambiati, come un’opera di Escher che è sempre in continua trasformazione…

Ultimo complotto a Parigi? Dieci domande per riflettere

Venerdì sera mi sono trovato a cena fuori con amici e ovviamente tra una tagliata e un profiteroles ci siamo messi a parlare di quello che ha sconvolto il mondo, l’attentato di Parigi. In ogni gruppo che si rispetti c’è sempre quello che dietro ai fatti accaduti vede un disegno più ampio, un qualcosa di costruito a tavolino, il COMPLOTTO. Bene quella persona nel nostro gruppo sono io. In mia difesa devo dire però che sono un complottista light: mi limito solo ad alcuni fatti storici e non vedo massoni, templari e alieni anche quando vado dal fornaio. So che molti di voi, come quelli che erano a tavola con me, sbufferanno e stamperanno questo post per usarlo come carta igienica, ma magari ci sarà qualcuno che troverà interessanti le mie domande e diventerà un complottista light come me…

Come avete letto ho parlato di domande, perché la risposta certa sul motivo di questo presunto complotto non l’ho ancora. Sicuramente dietro tutto ci sarà il Dio denaro, ma per farsi un quadro più chiaro della situazione vi chiedo un mesetto di riflessione, quando sarà chiara la reazione all’attentato.

Intanto vi sottopongo le mie domande:

1) La prima cosa che ho notato era la tranquillità e lentezza con cui agivano i due terroristi nel video ormai celebre dopo l’attacco a Charlie Hebdo, come se fossero certi che nessuno li avrebbe mai fermati. I due si fermano in una strada parallela per giustiziare un poliziotto, che subisce passivamente senza tirare fuori la pistola. L’attacco terroristico dura quasi un’ora e in centro a Parigi non arriva nessuna pattuglia? Probabilmente con tutto quel tempo sarebbero arrivati anche i carabinieri in un paesino del Molise.

2) Finito l’attacco ho pensato che sarebbe stato difficile rintracciare i colpevoli, che avevano agito come un commando militare professionale. Erano stati perfetti, sicuramente dietro quell’attacco c’era un piano studiato in modo impeccabile. Sembrava così, ma poche ore dopo l’attentato si scopre che i terroristi mentre rubavano la macchina avevano detto di essere di Al Qaeda dello Yemen e di aver lasciato la carta d’identità nella macchina rubata. D’altronde anche nell’undici settembre i terroristi avevano lasciato i documenti in macchina, deve essere una strategia di Al Qaeda. Perché portare i documenti ad un attentato terroristico? Perché dichiarare la propria falange terroristica aiutando la polizia?

3) Si cercano tre uomini: i due che sparano e l’autista. Anche se nel video dell’autista non c’è traccia. L’autista sarebbe Hamyd Mourad, giovane 18enne senza fissa dimora. Si scopre però che il ragazzo era a scuola quella mattina e dopo questa svolta la figura dell’autista scompare nel nulla. Che fine ha fatto l’autista?

4) Nel famoso video dove i due fratelli giustiziano il poliziotto, freddandolo da pochi metri con un fucile da guerra non vi è traccia di sangue e il corpo del poliziotto non subisce la potenza del colpo. Dov’è il sangue?

5) I due fratelli scompaiono nel nulla per due giorni girando in una macchina con i fucili sul sedile di dietro; inoltre hanno un telefono con cui sono in contatto con l’altro terrorista e sanno gli spostamenti della polizia. Tutti sappiamo quanto sia facilmente rintracciabile un telefonino. Come fanno a sparire nel nulla?

6) Se sono terroristi e vogliono morire martiri perché andare in un paesino sperduto e rinchiudersi in un magazzino della periferia, senza fare ulteriori danni e vittime?

7) I terroristi si rinchiudono in questo magazzino alle 9.30 circa di mattina e si presume che abbiano degli ostaggi. In realtà c’era solamente il proprietario della tipografia che i due però lasciano andare. (Perché???) Nascosto dentro al magazzino anche un grafico di cui i due però non si accorgono… (anche su questo lascio a voi i commenti). La polizia francese blinda tutto il paese e malgrado l’assenza di ostaggi non entra in azione fino alle 17 quando i due fratelli escono sparando, facendosi praticamente uccidere dalle teste di cuoio. Perché non aspettare che entrino e farsi saltare per aria per fare più vittime? Perché i poliziotti non agiscono prima e perché i terroristi si dimostrano così buoni dopo il massacro di Charlie Hebdo? 

8) Di tutta l’operazione militare non c’è nessuna immagine, si vede solo del fumo e si sente il rumore di esplosivo in lontananza. Perché nessuno ha voluto documentare l’operazione che ha portato alla cattura dei due temibili terroristi?

9) Perché pur essendo Charlie Hebdo un obiettivo dichiarato di Al Qaeda, non era adeguatamente controllato?

10) Perché i terroristi, che erano noti a livello mondiale, sono stati liberi di agire, di viaggiare in Siria e Yemen e di avere un arsenale militare? E in tutto questo va considerato che i servizi segreti francesi sono tra i migliori al mondo.

 

#IosonoEnzo – Difendiamo anche la nostra libertà di stampa

L’attacco alla redazione giornalistica di Charlie Hebdo ha portato alla ribalta un tema che spesso viene trascurato, soprattutto in Italia: la libertà di satira e di stampa. Nel nostro caro paese dopo gli omicidi di Parigi in tanti si sono prodigati per difendere questo diritto conquistato dal mondo occidentale a fatica e messo (secondo loro) a repentaglio dagli incivili che hanno attaccato la redazione di Charlie Hebdo.

Ma in Italia come si sa siamo molto bravi a predicare bene, ma molto meno bravi ad agire… Ed infatti il nostro Paese è per questo motivo al 49esimo posto della classifica World Press Freedom Index, proprio dopo Haiti e il Niger. Siamo sopravanzati da paesi che nemmeno vi potete immaginare, umiliati da nazioni come la Jamaica, la Namibia e il Ghana. E così viene facile chiedersi quanto sarebbe rimasto aperto un giornale come Charlie Hebdo in Italia, facendo vignette dissacranti contro il Papa, Renzi, Napolitano e Berlusconi. Perché si in Italia è bastato parlare male di sua maestà Silvio per essere cacciati dalla Rai, senza arrivare a toccare nessuna religione. Ma nessuno in Italia mosse un dito per salvare Enzo Biagi, Daniele Luttazzi o Michele Santoro. E’ giusta la solidarietà ai giornalisti francesi, ma ogni tanto aiutiamo anche noi stessi…

In questo link potrete trovare un video di Marco Travaglio che ripercorrere gli ultimi atti di censura della storia italiana: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/01/08/servizio-pubblico-travaglio-satira-in-italia-piccola-storia-dei-nostri-censori/328179/

#Je suis Charlie – Non rinunciamo alla nostra libertà

 

 

 

 

 

 

 

Gli attentati in Francia alla redazione giornalistica di Charlie Hebdo hanno colpito l’Europa e soprattutto hanno toccato la nostra anima, i nostri diritti. Molti hanno visto in questo attacco, un attacco alla nostra libertà conquistata nei secoli dai nostri avi e per questo hanno manifestato in tutte le piazze del mondo.

In questo post  non mi dilungherò in analisi e polemiche (lo farò dopo in altri post), ma farò solo un omaggio alla redazione di Charlie Hebdo, scomparsa per difendere la libertà di stampa e di opinione, probabilmente il massimo per dei giornalisti che hanno dato la vita per difendere quello che amavano. Ecco le parole di Stephane Charbonnier, direttore del giornale divenuto tragicamente famoso negli ultimi giorni: “Non siamo noi la causa di quello che fa Al-Qaida; io sono il responsabile di un giornale in Francia e non di Al-Qaida. Non bisogna puntare il dito contro delle vignette satiriche bensì contro i terroristi che non hanno bisogno di questo pretesto per agire. Cedere alla paura significa rinunciare alla libertà e a tutto il resto. Già il dire ‘aver paura’ significa fare un piacere ai terroristi. E quindi non lo dirò”.

 

5 buoni propositi per questo 2015

Con una decina di giorni di ritardo colgo l’occasione di fare gli auguri a tutti i lettori del mio blog. Ho dovuto smaltire i postumi e il jet lag del mio grande viaggio a Bruxelles, ma ora sono tornato e sono tutto per voi. Devo dire che questo inizio di anno non è stato dei migliori, ma come si dice dalle mie parti “a migliorare si è sempre in tempo”. Che poi è vero che si è sempre in tempo? Boh chi può dirlo…

Intanto ho pensato ai buoni propositi per l’anno nuovo e vi rivelerò la mia top 5, così che a dicembre 2015 potrete prendermi in giro per tutte le cose che non ho fatto. Ed ora via al countdown:

Al quinto posto troviamo “andare in palestra”. Nel 2015 diventerò come il modello della pubblicità del profumo di Dolce & Gabbana e passerò la mia vita a percuotere polpi sulle spiagge di Capri. Ok, forse ho esagerato, però spero che un po’ di moto in più gioverà anche al mio spirito.

Al quarto posto “viaggiare, viaggiare, viaggiare”. Perché gli anni passano, ma le belle abitudini vanno mantenute! E come obiettivo per il 2015 metto la corsa dei tori a Pamplona. La Spagna, i Tori e il vino rosso che chiedere di più da un viaggio. Poi si corre, così resto coerente con il mio quinto proposito.

Sul gradino più basso del podio troviamo “andare a vivere da solo”. Vivere la gioia del tuo ordine casuale, la libertà del fare quel cazzo che mi pare. Un’utopia distante pochi euro.

Al secondo posto ho pensato a voi e spero che il 2015 sia l’anno di tanti post e chissà che non sia il momento giusto per il tanto agognato libro. Troverò la costanza di scrivere qualcosina sempre o sarò sempre uno scrittore con colpi di genio (pochi) e sregolatezza (tanta)? A voi il verdetto… Ma aiutatemi con tanti like, sono un uomo bisognoso d’affetto.

Al primo posto c’è il mio sogno/incubo: TROVARE UN LAVORO! A mezzanotte il primo pensiero al brindisi è stato per lui, il lavoro, il grande assente. Dopo il brindisi ho guardato il telefono e la prima che mi aveva fatto gli auguri era Francesca di Infojobs. Insomma il lavoro sta diventando per me una vera ossessione. Uno stipendio dignitoso e persone oneste con cui lavorare il grande sogno. YES I CAN!

 

 

Dieci motivi per cui il compenso di Benigni è più che meritato

Dopo aver letto, come ogni volta che Benigni va in televisione, mille pareri e post sul compenso dell’artista toscano (chiamarlo comico ormai è molto riduttivo) ho deciso di esporre anche la mia idea a riguardo. Ecco allora dieci motivi per cui ritengo giusto difendere pubblicamente uno dei migliori esponenti del nostro Paese:

1) La prima motivazione è quella più razionale: ovvero che i compensi li fa il mercato. Se la Rai ritiene accettabile pagare a Benigni 1,2 milioni di euro a puntata sicuramente sarà perché malgrado la grossa spesa riuscirà ad ottenere introiti più alti grazie alla pubblicità. Il grande successo del programma che ha avuto il 33% di share ne è la prova.

2) La Rai ci fa pagare un canone perché è un servizio pubblico e lo show di Benigni sui dieci comandamenti è quello che si avvicina maggiormente al senso di servizio pubblico nell’ultimo anno. Dovremmo lamentarci per investimenti futili a programmi come “L’Isola dei famosi” non per il cachet di Roberto.

3) Perché Benigni è una delle poche eccellenze che rimane alla nostra Italia, una delle poche persone italiane stimate in tutto il mondo. La verità è che un personaggio così meriterebbe più spazio nella pochezza culturale della nostra televisione.

4) Spesso chi attacca Benigni per il suo alto compenso lo attacca contemporaneamente per la sua ideologia politica. Che l’attore toscano sia di sinistra non è un gran segreto, ma dove sta scritto che un uomo di sinistra debba lavorare a gratis o percepire uno stipendio inferiore a quello che si merita?  

5) Perché è stato l’unico uomo che ha parlato e portato valori in un momento nero per la storia italiana. Il discorso di Benigni sarà sicuramente meglio di quello che farà Napolitano a fine anno.

6) Perché Giuliano Ferrara dalla Rai ha ricevuto 15 milioni di euro per il programma “Qui Radio Londra” che è stato un vero flop e personalmente anche un vero schifo.

7) Perché Minzolini del Tg1 percepiva 2 milioni di Euro sempre dalla Rai per fare un telegiornale di bassissima qualità.

8) Antonella Clerici guadagna più di 8.000 € al giorno per fare la Prova del cuoco. 

9) Perché David Guetta guadagna 30 milioni di dollari all’anno per fare il dj…

10) Perché Robert Acquafresca guadagna 950 mila euro per passeggiare su un campo verde a Bologna.

Non abbandonate i vostri sogni

Leggendo qua e là sul web mi sono scontrato con questa lettera di confessione di un uomo australiano che mi ha fatto molto riflettere. Quante persone vedo ogni giorno come John. Tante, troppe, forse tutte. Non abbandonate i vostri sogni, sono quelli che vi rendono speciali.

Ecco la lettera di John:

Ciao, mi chiamo John. Sono rimasto nascosto per un po’ ma finalmente ho creato un profilo per scrivere questo contributo. Ho bisogno di confessarmi. Chi sono? Ho quarantasei anni, lavoro in banca e ho vissuto la mia intera vita in modo contrario alle mie intenzioni.Tutti i miei sogni, le mie passioni, sparite. In un lavoro stabile dalle nove alle sette. Sei giorni alla settimana. Per ventisei anni. Ho continuamente scelto il sentiero più sicuro per tutto e ciò mi ha, alla fine, cambiato.

Oggi ho scoperto che mia moglie mi ha tradito per gli ultimi dieci anni. Mio figlio non prova alcun sentimento verso di me. Mi sono reso conto di essermi perso il funerale di mio padre PER NIENTE. Non ho finito il libro che volevo scrivere, non sono andato in giro per il mondo, non ho aiutato i senza casa. Tutte queste cose erano per me certezze quando ero giovane. Se la versione più giovane di me mi incontrasse oggi, mi prenderebbe a pugni. Spiegherò presto come quei sogni sono scomparsi.

Iniziamo con una descrizione del sottoscritto quando avevo vent’anni. Sembra solo ieri quando ero sicuro che avrei cambiato il mondo. Le persone mi amavano e io amavo le persone. Ero innovativo, creativo, spontaneo, prendevo rischi ed ero bravo a interagire con le persone. Avevo due sogni. Il primo era scrivere un libro utopico/distopico.
Il secondo era esplorare il mondo e aiutare i poveri e i senza casa.

Al tempo uscivo già con la mia futura moglie da quattro anni. Amore giovane. Lei amava la mia spontaneità, la mia energia, la mia capacità di far ridere la gente e farla sentire amata. Ero sicuro che il mio libro avrebbe cambiato il mondo. Avrei illustrato il punto di vista dei “cattivi” e di quelli con la mente “contorta”, dimostrando così che tutti la pensano in modo diverso e che le persone non pensano mai che quello che stiano facendo sia sbagliato. Avevo già scritto settanta pagine quando avevo vent’anni. Sono rimasto a settanta pagine all’età di quarantasei anni. Avevo visitato con lo zaino in spalla la Nuova Zelanda e le Filippine. Stavo progettando di visitare tutta l’Asia, poi l’Europa, poi l’America (tra l’altro, vivo in Australia). Fino ad ora, ho solo visitato la Nuova Zelanda e le Filippine.

Ora, ecco dove le cose sono andate male. I miei più grossi rimpianti. Avevo vent’anni. Ero figlio unico. Avevo bisogno di stabilità. Avevo bisogno di un lavoro che avrebbe dettato la mia intera vita. Dedicare la mia intera vita a un lavoro dalle nove alle sette. Cosa stavo pensando? Come potevo vivere quando il lavoro era la mia intera vita? Dopo essere tornato a casa, mangiavo cena, preparavo di lavoro per il giorno successivo e andavo a dormire alle dieci per svegliarmi alle sei del mattino seguente. Dio, non riesco a ricordare l’ultima volta che ho fatto l’amore con mia moglie. Ieri, mia moglie ha ammesso di avermi tradito per gli ultimi dieci anni. Dieci anni. Sembra tanto tempo ma io non riesco neanche a concepirlo. Non mi ha fatto neanche male. Mi ha detto è perché io sono cambiato. Non sono la persona che ero una volta.

Cos’ho fatto durante gli ultimi dieci anni?
Al di fuori del lavoro, non posso dire di aver fatto nulla. Non sono stato un vero e proprio marito. Non sono stato me stesso. Chi sono? Cosa mi è successo? Non ho neanche chiesto per il divorzio o gridato o pianto. Non ho sentito NIENTE. Adesso, scrivendo questo, mi sta venendo da piangere. Non perché mia moglie mi ha tradito ma perché mi rendo adesso conto che sono morto dentro. Cos’è successo a quella persona così divertente, amante del rischio e energetica che voleva cambiare il mondo? Mi ricordo di quando la ragazza più popolare della scuola mi chiese di uscire con lei ma rifiutai a favore di quella che oggi è mia moglie. Ero veramente popolare con le ragazze a scuola. Ma rimasi leale. Non esplorai. Studiai ogni giorno. Vi ricordate di tutto quel viaggiare con lo zaino in spalla e dello scrivere il libro? Tutto ciò era durante i primi anni di università. Lavoravo part-time e spendevo tutto quello che guadagnavo. Adesso, risparmio tutto. Non mi ricordo dell’ultima volta che ho speso per un qualcosa di divertente per me. Non so neanche cosa voglio adesso. Mio padre è morto dieci anni fa. Mi ricordo le chiamate da parte di mia mamma dicendomi che si stava sempre di più ammalando. Io ero sempre più occupato con il lavoro e stavo per ricevere una grande promozione. Ho continuato a rimandare la visita sperando che lui avrebbe resistito. Lui è morto e io ho ottenuto la mia promozione. Quando è morto, mi dissi che non importava non averlo visto. Essendo ateo, razionalizzavo che, essendo morto, non importava.

CHE COSA MI PASSAVA PER LA MENTE? Razionalizzando tutto, inventandomi scuse per rimandare le cose. Scuse. Procrastinazione. Tutto porta ad una sola cosa, niente. Mi convincevo che la stabilità economica era la cosa più importante. Adesso so che sicuramente non lo è. Rimpiango di non aver fatto nulla con la mia energia quando ce l’avevo. Le mie passioni. La mia gioventù. Rimpiango di aver permesso al mio lavoro di dominare la mia vita. Rimpiango di essere stato un marito orrendo, solo una macchina per fare soldi. Rimpiango di non aver finito il mio libro, di non aver viaggiato il mondo. Di non essere stato presente dal punto di vista emotivo per mio figlio. Di essere un maledetto portafoglio senza emozioni. Se stai leggendo questo, e hai tutta la vita davanti, per favore. Non procrastinare. Non rimandare i tuoi sogni. Goditi la tua energia, le tue passioni. Non stare su Internet tutto il tuo tempo libero (a meno che la tua passione lo richieda). Per favore, fai qualcosa con la tua vita quando sei giovane. NON mettere radici a vent’anni. NON dimenticarti degli amici, la famiglia e di te stesso. NON sprecare la tua vita. Le tue ambizioni. Come io ho fatto con le mie. Non fare come ho fatto io“.

Caso Cucchi: una vergogna di Stato

Spesso non mi piace dire la mia opinione su fatti e cose che sono troppo di moda, perché mi irrita il solo pensiero che dopo pochi mesi tutto sparirà nel nulla. Ho odiato tutta estate le secchiate in favore della SLA, pur essendo una forma di beneficenza, perché le ritenevo solo una forma di protagonismo. In molti mi dicevano che ero un mal pensante, fatto sta che a Novembre le secchiate gelate per la SLA non le fa più nessuno. Son passate di moda. La moda ora è quella di farsi una foto con un foglio bianco dove c’è scritto: “Stefano Cucchi l’ho ucciso io”. Mi spiace ma la foto col foglio non la farò, però penso che due cose sul caso di Stefano vadano dette. Dopo la sentenza che ha assolto tutti, decretando quindi una specie di auto pestaggio, la cosa che più mi ha colpito e mi ha fatto riflettere è stata la mia personale assenza di stupore alla sentenza. Me lo aspettavo che nessuno avrebbe pagato per questo omicidio e non credo alle parole degli ultimi giorni, volte a fare luce sul caso. Sono solo parole per placare la polemica, tanto tra tre mesi di Cucchi non se ne ricorderà più nessuno come dell’Ice Bucket Challenge. Il caso Cucchi però non può essere dimenticato come tutti gli altri perché è la prova evidente che stiamo vivendo in un paese dove non c’è giustizia, un paese che assomiglia sempre di più a una dittatura del Sud America, che a una repubblica del Vecchio Continente. Un paese dove la vita di uno di noi vale meno di quella di uno che lavora per lo Stato. Lo Stato non può tacere, lo Stato non può nascondere la verità, ma soprattutto lo Stato non deve uccidere i propri cittadini a calci e manganellate.