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#IosonoEnzo – Difendiamo anche la nostra libertà di stampa

L’attacco alla redazione giornalistica di Charlie Hebdo ha portato alla ribalta un tema che spesso viene trascurato, soprattutto in Italia: la libertà di satira e di stampa. Nel nostro caro paese dopo gli omicidi di Parigi in tanti si sono prodigati per difendere questo diritto conquistato dal mondo occidentale a fatica e messo (secondo loro) a repentaglio dagli incivili che hanno attaccato la redazione di Charlie Hebdo.

Ma in Italia come si sa siamo molto bravi a predicare bene, ma molto meno bravi ad agire… Ed infatti il nostro Paese è per questo motivo al 49esimo posto della classifica World Press Freedom Index, proprio dopo Haiti e il Niger. Siamo sopravanzati da paesi che nemmeno vi potete immaginare, umiliati da nazioni come la Jamaica, la Namibia e il Ghana. E così viene facile chiedersi quanto sarebbe rimasto aperto un giornale come Charlie Hebdo in Italia, facendo vignette dissacranti contro il Papa, Renzi, Napolitano e Berlusconi. Perché si in Italia è bastato parlare male di sua maestà Silvio per essere cacciati dalla Rai, senza arrivare a toccare nessuna religione. Ma nessuno in Italia mosse un dito per salvare Enzo Biagi, Daniele Luttazzi o Michele Santoro. E’ giusta la solidarietà ai giornalisti francesi, ma ogni tanto aiutiamo anche noi stessi…

In questo link potrete trovare un video di Marco Travaglio che ripercorrere gli ultimi atti di censura della storia italiana: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/01/08/servizio-pubblico-travaglio-satira-in-italia-piccola-storia-dei-nostri-censori/328179/

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Dieci motivi per cui il compenso di Benigni è più che meritato

Dopo aver letto, come ogni volta che Benigni va in televisione, mille pareri e post sul compenso dell’artista toscano (chiamarlo comico ormai è molto riduttivo) ho deciso di esporre anche la mia idea a riguardo. Ecco allora dieci motivi per cui ritengo giusto difendere pubblicamente uno dei migliori esponenti del nostro Paese:

1) La prima motivazione è quella più razionale: ovvero che i compensi li fa il mercato. Se la Rai ritiene accettabile pagare a Benigni 1,2 milioni di euro a puntata sicuramente sarà perché malgrado la grossa spesa riuscirà ad ottenere introiti più alti grazie alla pubblicità. Il grande successo del programma che ha avuto il 33% di share ne è la prova.

2) La Rai ci fa pagare un canone perché è un servizio pubblico e lo show di Benigni sui dieci comandamenti è quello che si avvicina maggiormente al senso di servizio pubblico nell’ultimo anno. Dovremmo lamentarci per investimenti futili a programmi come “L’Isola dei famosi” non per il cachet di Roberto.

3) Perché Benigni è una delle poche eccellenze che rimane alla nostra Italia, una delle poche persone italiane stimate in tutto il mondo. La verità è che un personaggio così meriterebbe più spazio nella pochezza culturale della nostra televisione.

4) Spesso chi attacca Benigni per il suo alto compenso lo attacca contemporaneamente per la sua ideologia politica. Che l’attore toscano sia di sinistra non è un gran segreto, ma dove sta scritto che un uomo di sinistra debba lavorare a gratis o percepire uno stipendio inferiore a quello che si merita?  

5) Perché è stato l’unico uomo che ha parlato e portato valori in un momento nero per la storia italiana. Il discorso di Benigni sarà sicuramente meglio di quello che farà Napolitano a fine anno.

6) Perché Giuliano Ferrara dalla Rai ha ricevuto 15 milioni di euro per il programma “Qui Radio Londra” che è stato un vero flop e personalmente anche un vero schifo.

7) Perché Minzolini del Tg1 percepiva 2 milioni di Euro sempre dalla Rai per fare un telegiornale di bassissima qualità.

8) Antonella Clerici guadagna più di 8.000 € al giorno per fare la Prova del cuoco. 

9) Perché David Guetta guadagna 30 milioni di dollari all’anno per fare il dj…

10) Perché Robert Acquafresca guadagna 950 mila euro per passeggiare su un campo verde a Bologna.

Sognando la Polonia: frutti di una crisi italiana

Se solo dieci anni fa una persona qualsiasi sarebbe venuta da me a dirmi che un lunedì di Ottobre del 2014 lo avrei passato a guardare annunci di lavoro in Polonia con un amico, beh sicuramente l’avrei mandata a cagare quella persona, invitando lui ad andare in Polonia con tutta la sua famiglia. Ed invece non so cosa sia successo al mondo ma io ho passato la serata così; a parlare con un altro trentenne laureato e disoccupato delle opportunità che offre oggi la Polonia. Perché a Wroclaw il mondo dell’informatica viaggia alla velocità della luce e così i vicini poveri della Germania oggi annoverano un aumento del 4,5% del loro Pil, mentre in Italia siamo sempre in decrescita. In Polonia offrono un lavoro a tempo indeterminato, mentre in Italia ti propongono solo stage e tirocini. E’ vero la paga è di circa 700 euro in Polonia, ma se con 8 euro vai a mangiare dal Cracco polacco forse quei pochi soldi possono bastare e poi dopo aver fatto un po’ di pratica si può sperare nel salto di carriera e tornare in Italia. Così dice il mio amico Giovanni. Ma su questo punto mi tocca dissentire: “Eh no caro Giova, io da quella puttana fatiscente che mi ha costretto ad andare via, non ci torno nemmeno per tutto il grano del mondo”.

Italia: il paese che ruba anche i sogni

E’ un po’ che non scrivo, forse perché scrivere è la mia forma di sognare e faccio fatica a sognare ultimamente in questo Paese. Purtroppo non vedo più nemmeno un barlume di luce, che possa salvare l’Italia da una fine indecorosa, è un paese economicamente destinato a fallire e governato da gente incompetente, truffaldina e non scelta dal popolo. Ah il popolo… Pure quello non mi dà speranza alcuna. E’ possibile che la televisione ci abbia fatto diventare così ciechi, così ignoranti. Anche i più giovani che possono cercare notizie ed informarsi sul web non fanno altro che stare su facebook a parlare della neve e a fotografare quello che mangiano. I telegiornali non parlano di nulla, al massimo di cosa fa Belen Rodriguez, la diva della televisione italiana. E poi che importa come ha fatto ad essere così famosa, ora è Belen. Ed è questo il sogno delle ragazze italiane, essere come lei. In Italia sicuramente il fine giustifica i mezzi, tutti i mezzi… E quelli che hanno più potere sono i più sporchi e i più protetti della piramide sociale. In Italia non si può sperare nemmeno di vincere due spiccioli alle slot machine o alle scommesse, perché sono truccate e servono a fare arricchire quelli che ricchi già sono.

Che sogno dovrei avere allora vivendo qua? Purtroppo sono nato onesto e mia madre mi ha inculcato quella sua maledetta bontà d’animo, non sono fatto per questo paese, qua non sarò mai nessuno. Mi piace rispettare la fila quando vado a comprare il pane e anche quando vado dal medico, pur sapendo che tutti mi supereranno perché loro hanno solo bisogno di una ricetta. Mi piace rispettare i limiti di velocità e fare attraversare la strada a una vecchietta con le buste della spesa. Non mi piace invece farmi raccomandare, chiedere lo sconto se me lo fa pagare senza fattura e avere vantaggi che non mi spettano. Non mi piace essere rappresentato da condannati, che nessuno ha votato. Non mi piace vivere in un paese incoerente, subdolo, arretrato. Stanotte vorrei addormentarmi e aspettare che nel sonno Peter Pan venga e mi faccia volare via con lui… Ma Peter non portarmi all’Isola che non c’è, sono troppo grande per stare ancora con i bimbi sperduti, mi basta che mi porti in un paese dove si possa sognare ogni mattina quando suona la sveglia.

Colloqui italiani

Un tempo c’era la corsa all’oro oggi c’è la corsa al lavoro… E così ogni annuncio ha 1000 visite e altrettante risposte e finisce che alla fine il telefono non suona mai. La settimana scorsa però miracolo: mi chiama un numero sconosciuto e per la prima volta non è né telecom né fastweb che mi vogliono vendere qualcosa, ma il signor tal dei tali delle risorse umane per l’annuncio a cui avevo risposto su internet. Mi chiama chiedendo se sono ancora interessato e mi fissa un colloquio. Pur pensando che sinceramente non è il lavoro che sognavo di fare in vita mia accetto pieno di gioia perché comunque è un lavoro retribuito, una rarità negli annunci dei giorni nostri. Felice aspetto di dare la lieta news a mio padre, che però si insospettisce dal fatto che al giorno d’oggi possano offrire un lavoro e mi inizia a dire di non firmare niente e di tenere mille occhi aperti. Sul momento odio mio padre, ma in fondo anche io qualche dubbio me l’ero posto. Comunque decido di presentarmi al colloquio fissato il giovedì alle ore 12 in un hotel fuori città.

Io arrivo alle 11.50. Quando entro c’è un uomo che mi chiede il mio nome e mi fa sedere in una sala di attesa. Ha la faccia di quello che ti vende gli orologi all’autogrill, inizio a pensare che probabilmente mio padre aveva ragione. Intanto mi accomodo nella sala e vedo che c’è un altro concorrente. E’ il signor Brambilla da Milano, che mi fa sentire subito a disagio. E’ in abito, con un mocassino in pelle, la cravatta (di dubbio gusto, ma è pur sempre una cravatta) ed è già più puntuale di me. Io avevo optato per mettermi la camicia con un maglioncino e un pantalone scuro. Mi sentivo bello ed elegante, ma l’efficienza del nord mi mette subito sotto pressione. Intanto il tempo passa e alle 12.10 mi chiedo cosa stiamo ancora aspettando, ma la risposta arriva alle 12.15. E’ di corsa, un po’ sudato, entra con i cv in una busta della Coop e chiede subito dov’è il bagno. E’ il signor Palumbo da Palermo. Anche il suo abbigliamento sportivo con scarpe da ginnastica e felpa mi fa tornare il sorriso. Il mio look torna ad essere accettabile. Il venditore di rolex finti allora ci fa accomodare in un’altra stanza dove c’è un uomo corposo che dà più serenità e che sa intrattenere il pubblico, ovvero noi. Ci parla dell’azienda e ci chiede di fare le domande che vogliamo. Palumbo chiede subito delucidazioni sullo stipendio, Brambilla con la sua erre moscia fa una domanda tecnica a cui nemmeno i due rappresentanti dell’azienda sanno dare risposta e io mi mantengo a metà via. Mi sento un po’ come al centro tra due estremi, mi sento un po’ il Casini della situazione e lì capisco che non mi assumeranno mai. Poi penso però a Prodi, Monti, Letta e torno a credere in una mia elezione. Arriva allora il momento del test: 15 minuti per rispondere a domande generali e trabocchetti sulla nostra personalità. Pronti, via e suona il cellulare di Brambilla, lui risponde e dà disposizioni, anche nel momento culmine del colloquio sempre freddo. Palumbo intanto come a scuola chiede se qualcuno sa la domanda numero nove. Io penso di essere finito a candid camera e finisco il test per primo. Dopo un’altra breve chiacchierata i dirigenti ci congedano con il solito vi faremo sapere.

Io, Palumbo e Brambilla ci ritroviamo nel parcheggio a parlare ed è  lì che ci confessiamo le paure di un possibile raggiro, da nord a sud siamo uniti nel pensare che c’è il rischio di fregatura. Tutti raccontano le precedenti esperienze negative uguali da nord a sud. La giornata finisce con Brambilla che accompagna Palumbo e la sua sportina della Coop a casa. L’Italia è unita, sotto una coltre di letame, ma è unita.

Più Iva per tutti

Cari lettori è con viva e vibrante soddisfazione che vi annuncio che da oggi aumenta l’Iva e così pagheremo di più ogni prodotto che vogliamo acquistare.  Che dire il modo migliore per fare riprendere l’economia… Aggiungiamo così un’altra zavorra alla nostra barca pericolante. Si è tanto parlato del “raddrizzamento” della Costa Concordia,  ma intanto è la barca Italia che va a picco. Da quello che ne posso capire io nei prossimi anni la situazione andrà sempre peggiorando e a breve ci troveremo ridotti come la Grecia di qualche mese fa o forse anche peggio. Quello che mi preoccupa è l indifferenza della gente.  La nave affonda e nessuno fa nulla, nessuno cerca di chiudere i buchi, nessuno scappa, nessuno manifesta. La gente guarda l iphone e va avanti senza dare peso a quello che succede. Tanto la barca prima o poi si raddrizzerà da sola… O forse no?
E tu cosa fai per salvare la barca mi chiederebbe l’italiano medio? In effetti per ora nulla e io stesso mi sento colpevole. A volte mi piacerebbe non sapere nulla come la maggioranza degli italiani, perché vivere nell ignoranza a volte è un bene ed è fonte di spensieratezza,  ma visto che non posso cancellare quello che già so e le mie convinzioni mi ritrovo davanti ad una scelta difficile. Penso che ormai l’unica soluzione sia quella di fuggire via: sto provando a convincere le persone a cui voglio bene di fare la valigia e partire in una scialuppa di salvataggio con me finché c’è posto, finché c’è tempo…