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Pendolari d’amore

Binario 19 carrozza 7 posto 14. Oggi è questo il posto che mi ha assegnato Italo. Sono un pendolare dell amore, vivo tra Bologna e Milano, tra casa e fidanzata. A casa amici e parenti non sono contenti: “cazzo sei sempre a Milano!”. A Milano la fidanzata non é contenta: “Non ti vedo mai”. Insomma scontento tutti e soprattutto me. Gli unici contenti sono Italo e Trenitalia, che lucrano sui miei tormenti d amore. In più come beffa hanno fatto anche l’offerta 2×1 per chi viaggia in coppia, mentre a me che viaggio per due invece non ha pensato nessuno. D’altronde finisce spesso che a me non ci pensi nessuno, a volte nemmeno io; sono troppo impegnato a pensare agli altri. E così continuano i miei viaggi d’amore, sono uno dei tanti che vedete con faccia estasiata abbracciarsi in stazione il venerdì sera e con faccia triste sventolare il fazzoletto bianco alla domenica. Si perchè in fondo ogni stazione e ogni aeroporto sono affollatii di gente come me, gente che fa chilometri per scorgere tra la folla quel sorriso che ci fa battere il cuore.

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Chiamatemi pazzo, per me è un complimento

Ho pubblicato l’elogio alla follia e sto ascoltando una canzone che si intitola “Crazy”. Lo faccio probabilmente per sentirmi compreso o per vedere che c’è stato chi è impazzito come me. Forse era meglio pubblicare l’ Odi et amo di Catullo.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. 
Nescio, sed fieri sentio et excrucior. 
 

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; 

non so, ma è proprio così e mi tormento 
                                                      Traduzione di S. Quasimodo

Si calzava a pennello anche questo, però non rendeva a pieno questo stato di confusione mentale, di pazzia.

Ti odio, ti detesto, come hai fatto ad abbandonarmi, a lasciarmi solo al mio destino. Come hai fatto a  buttare via tutto quello che c’era e a non piegarti davanti a me in lacrime che ti chiedevo una seconda chance. Odio quelle motivazioni sterili. L’amore vince su tutto. Se mi avessi voluto bene non avresti fatto tutto questo. Quindi basta me ne frego, vado avanti non voglio più sapere nulla di lei, mai.

Ma mai mai? Magari le succede qualcosa e io nemmeno lo so, non mi sembra giusto non sentirla più. Chissà che sta facendo poi? Magari mi pensa, magari le manco e anche lei pensa che cazzo sto facendo io e se farò quello che ci siamo detti. Quelle cose per me insignificanti davanti al Dio dell’ Amore, ma utili nella vita terrena. Forse starà lavorando? Però boh non c’è mai al computer. Ecco sarà fuori con quello. Lo guarderà come faceva con me? Avrà quegli occhi? Quelli che brillavano con i cuoricini dentro? Lo bacerà come baciava me? O forse anche meglio? Oddio non voglio pensare altro, questo tarlo mi uccide. Devo fare cose, muovermi, mangio un’albicocca, fumo una sigaretta. Devo vivere senza pensare, vivere…a caso. Io che ho sempre passato il tempo a pensare, merda è impossibile… Ok ascolto un po’ di musica, ma la radio proprio questa canzone deve passare? L’abbiamo ascoltata insieme e poi il testo parla d’amore sembra proprio scritto per noi. Cazzo, radio di merda è ancora peggio di prima. Magari la sta sentendo anche lei mentre è nel letto con lui, tanto sono sicuro che è a letto con lui. Che merda la odio di nuovo, tanto sicuro ne trovo una mille volte meglio. Anzi forse l’ho già trovata. Ma boh cazzo me ne faccio di una meglio se poi passo la serata a pensare a lei? Ah è ufficiale sono diventato pazzo. Ma in fondo senza i pazzi quanto sarebbe noioso il mondo, non sono i pazzi stessi a rendere i “normali”, normali rispetto ai pazzi. Senza i pazzi i normali nemmeno esisterebbero. Almeno ditemi un grazie.

Bentornato a Itaca

Scusate lettori se vi ho trascurato in questi giorni e non ho scritto molto, ma come avrete già capito sono uno che vive e scrive con il cuore. Ora c’è un gatto che sta giocando con il mio cuore un po’ come se fosse un gomitolo di lana, io vago come uno zombie per la mia vita cercando il mio cuore, un giorno presto o tardi che sia lo troverò per terra un po’ più rovinato di come l’avevo lasciato e lo rimetterò al suo posto. Intanto vi racconto un altra storia. Quella di un Ulisse moderno, che è tornato a casa dopo otto anni. Che strano tornare nella polverosa Itaca dopo tanto tempo. Quanti ricordi nascosti tra le mura: ogni cassetto, ogni piatto, ogni tazzina nascondono momenti felici. Quanti sorrisi che mi ha fatto fare aprire il primo cassetto dei ricordi, quante cartoline, quante foto e lettere. Amo le lettere, non ne ho mai buttata una. Per questo maledico internet e gli sms, perché mi hanno privato di averne qualcuna in più. E’ stato bello rileggere lettere di donne che il viaggio della vita mi aveva fatto momentaneamente dimenticare, quanta leggerezza c’era nell’adolescenza, tutto era più facile. E mi ha fatto sorridere quando la signora che era con me ha notato un cancellino basso e ha detto: “Ah c’erano anche dei bambini qua”. Se solo avesse saputo che ero io quel bambino che scorrazzavo per casa anni fa. Comunque si ci sto pensando di ritornare a Itaca, certo non ho trovato nessuna Penelope ad aspettarmi ed è stato un po’ doloroso, però Itaca è casa mia.

Sesso e amore

Anche se in orario da fascia protetta mi stavo interrogando sul sesso e l’amore e su quanto possano influire l’uno sull’altro. Esiste sesso senza amore? E amore senza sesso? Quanto conta il sesso nell’amore? Che relazione c’è tra sesso e amore? Il sesso è frutto dell’amore o è l’amore che è frutto del sesso? Devo dirvi che una risposta a tutto non so darla, anzi se volete rispondermi e aiutarmi ne sarò molto lieto, però insomma ci provo a darvi una mia idea delle cose. Intanto cominciamo con il contraddire il buon Venditti che dice “non c’è sesso senza amore”. Mi dispiace Antonello, fai belle canzoni ma io sesso senza amore l’ho fatto e quindi deve esistere. Subito dopo averne ammessa l’esistenza però ti devo dire che sono d’accordo con te e fa schifo e non ha molto senso di esistere. Dopo averlo fatto ci si sente sporchi dentro, si ha voglia di alzarsi da quel letto, si trova una scusa per andarsene e si va a casa a farsi una doccia per togliersi quegli odori che ti infastidiscono. E’ un po’ come mangiare un gelato quando sei a dieta, per pochi minuti di piacere ne passi tanti a pentirti di averlo fatto. Quindi la prima conclusione è che non c’è buon sesso senza amore. A volte però mi è capitato di trovare una persona perfetta  per me, con il libro che amo sul comodino, la tessera del mio partito nel portafoglio (belli i tempi in cui credevo ancora nella politica), si andava al cinema a vedere quel film che interessava a tutti e due e poi se ne parlava e ci si trovava d’accordo su tutto. Dopo tutto questo però si andava a letto e boh si era bello, ma era più bello forse parlare del film… Mi è capitato anche il contrario però di stare con ragazze con cui divergevamo su tutto, lei vegetariana io amante della grigliata, lei di destra io di sinistra, lei la domenica in chiesa e io allo stadio in curva; però quando si finiva a letto parlavamo la stessa lingua. Quindi la seconda conclusione è che non sempre chi è perfetto per la nostra mente è perfetto per il nostro corpo e viceversa. Dopo tutta questa digressione sono ancora più confuso di quando ho cominciato a scrivere: l’unica cosa di cui sono certo è che il miglior sesso l’ho fatto con le persone che sentivo di amare e quindi per me più ci si ama e più il sesso è bello. Sono due cose legate da un filo, anzi da una corda di acciaio, non possono essere slegate. E quando hai finito di fare il sesso con amore non hai voglia di scappare, di alzarti e di vestirti; staresti su quel letto ore abbracciato ad assaggiarsi e ad annusarsi, fino a quando ti tornerà voglia di fare l’amore e il sesso non esisterà più, sara solo Amore con la A maiuscola.

Io vivo con il cuore

Non ho fame,

non ho sete

e nemmeno sonno

L’energia è dentro di me,

non ho bisogno di droghe.

La mia droga è l’amore.

L’amore annienta ogni necessità.

Io vivo con il cuore.

 

Una boccata d’ossigeno

Mi stavo fumando una sigaretta. Faceva bel tempo, era incredibile come anche il tempo mi prendesse per il culo. Quando ero felice pioveva e in quei giorni lì, che ero a terra, lui rideva, risplendeva di luce in ogni angolo. Ero per terra in tutti i sensi, anche in quello letterale. Seduto su un marciapiede davanti al suo portone. Pensavo che era il mio momento più basso della mia esistenza, io a fare la posta sotto casa di una, disperato come un barbone. Poi pensai alla mia vita e trovai almeno un paio di punti più bassi e questo mi diede forza. In fondo poi ero lì per una buona causa. Ci avevo riflettuto a lungo e no non l’avrei implorata di riprovarci e mi ero imposto di non versare nemmeno una lacrima. Anche se avrei voluto baciarla e abbracciarla, non dovevo farlo. Lei magari l’avrebbe fatto, ma poi dopo poco sarebbe tornato tutto come prima coi soliti mille problemi. Ero lì solo per parlarle un’ ultima volta guardandola negli occhi, per uscire dalla mia solita passività, volevo solo vedere se mi riusciva a ripetere guardandomi in faccia quello che mi aveva detto squallidamente per messaggio. Che schifo la tecnologia, quanti momenti di vita ci ha tolto. Io chiedevo solo di essere solo lasciato a tu da una persona che ha il coraggio di guardarmi mentre lo fa. Era per quello che ero lì, che mi ero fatto duecento chilometri e che stavo aspettando da due ore e un quarto. Guardavo tutti i passanti come se da un momento all’altro dovesse sbucare lei, ma mai niente. Ormai era sera e di lei nessuna traccia, quando all’improvviso vidi una ragazza con un cappotto di pelle come il suo con un ragazzo al seguito. Mi si fermò la salivazione. Ma per fortuna non era lei. Ah in quel momento fui contento della mia miopia e poi mi dissi che si c’erano dei problemi come la distanza e qualche incompatibilità di carattere, ma in fondo lei era la ragazza di cui ero innamorato, non poteva essere così stronza da essere già con un altro il giorno dopo avermi lasciato. Ma come spesso era accaduto nella vita, avevo pensato troppo. Ero andato oltre. Infatti eccola arrivare dopo dieci minuti mano nella mano con quell’essere mitologico che incarnava tutte le scuse dei giorni prima. Contai fino a dieci, lei non mi aveva visto, potevo tornarmene a casa, fare finta di non aver visto niente e poi chiamarla al telefono urlandole il mio odio. Ah la mia solita passività… No basta questa volta no, avrei agito. E così la fermai, prima che aprisse il portone di casa a braccietto con lui. Era vestita con quella gonnellina che avevamo comprato insieme la settimana scorsa; era così contenta quando la comprammo. Probabilmente pensava già ad indossarla con lui nelle loro passeggiate sui navigli, con me ormai a stento si truccava e io scemo che le dicevo che era bella anche così, non avevo capito niente come tante altre volte. Cercai di mantenere il mio aplomb anche se tutti quei pensieri in testa volavano alla velocità della luce. Quando lei mi vide impallidì, scorsi una sorta di terrore nei suoi occhi e cercò di andare verso il portone di casa. La fermai per un braccio e le dissi : “Sono venuto per parlarti. E’ da oggi a pranzo che sono qua. Voglio solo parlare”. Lei stette ferma immobile come pietrificata e non apri bocca, cosa che fece invece il suo accompagnatore: “Hey chi sei? Cosa vuoi? Vedi di lasciarla in pace”

Ringraziando il corso di yoga mantenni una calma olimpica e risposi “Sono quello con cui ha fottuto fino a martedì scorso e vorrei capire da lei chi cazzo sei tu, anche se a dire il vero so già chi sei. Sei quello che si scoperà domani e che dopodomani sarai qua a disperarti come me perché ti ha sostituito con un altro”. Mi compiacqui della mia uscita brillante, ma notai che avevo creato un impasse nella discussione, nessuno diceva più nulla. Allora ripresi la parola e dissi a lei: “Possiamo parlare in privato dieci minuti per favore?”. Lei continuò a tacere e a fissarmi, al che lo “scopatore del domani” tornò alla carica e mi disse con lo stesso tono di prima: “Hey bello vedi di smammare”. Il corso di yoga non servì più. Non dissi nulla, ma gli diedi un pugno sul naso e sentii il rumore dell’osso rompersi. La sua maglia bianca si tinse di rosso e lei accorse a  preoccuparsi delle sue condizioni. Io li guardai schifato e dissi: “Una che parla troppo poco e uno che parla troppo. Sarete una bella coppia”. Mi girai e me ne andai, era già buio e dovevo tornare a casa. La mano destra sul volante mi faceva un po’ male, ma il cuore era più leggero, avevo respirato dopo un apnea di 200 chilometri.