Archivio dell'autore: Alessandro Vitali

Caso Cucchi: una vergogna di Stato

Spesso non mi piace dire la mia opinione su fatti e cose che sono troppo di moda, perché mi irrita il solo pensiero che dopo pochi mesi tutto sparirà nel nulla. Ho odiato tutta estate le secchiate in favore della SLA, pur essendo una forma di beneficenza, perché le ritenevo solo una forma di protagonismo. In molti mi dicevano che ero un mal pensante, fatto sta che a Novembre le secchiate gelate per la SLA non le fa più nessuno. Son passate di moda. La moda ora è quella di farsi una foto con un foglio bianco dove c’è scritto: “Stefano Cucchi l’ho ucciso io”. Mi spiace ma la foto col foglio non la farò, però penso che due cose sul caso di Stefano vadano dette. Dopo la sentenza che ha assolto tutti, decretando quindi una specie di auto pestaggio, la cosa che più mi ha colpito e mi ha fatto riflettere è stata la mia personale assenza di stupore alla sentenza. Me lo aspettavo che nessuno avrebbe pagato per questo omicidio e non credo alle parole degli ultimi giorni, volte a fare luce sul caso. Sono solo parole per placare la polemica, tanto tra tre mesi di Cucchi non se ne ricorderà più nessuno come dell’Ice Bucket Challenge. Il caso Cucchi però non può essere dimenticato come tutti gli altri perché è la prova evidente che stiamo vivendo in un paese dove non c’è giustizia, un paese che assomiglia sempre di più a una dittatura del Sud America, che a una repubblica del Vecchio Continente. Un paese dove la vita di uno di noi vale meno di quella di uno che lavora per lo Stato. Lo Stato non può tacere, lo Stato non può nascondere la verità, ma soprattutto lo Stato non deve uccidere i propri cittadini a calci e manganellate.

La mala ora

“Il tempo passa senza far rumore”.

“Prima che arrivaste voi questo era un paese di merda come tutti, ora è il peggiore di tutti”

“La mala ora” è un breve romanzo di Gabriel Garcia Marquez, ambientato in un piccolo paese della Colombia vicino a Macondo, la città dove si svolge il più famoso “Cent’anni di solitudine”. La vita di questo paese viene stravolta dall’apparizione delle pasquinate, piccoli foglietti che vengono appesi nella notte alle case e che svelano i segreti degli abitanti del piccolo paese. Segreti che tutti già conoscono, ma il fatto che questi vengano resi pubblici fa sfociare tutta la vicenda in un tourbillon di violenza e in una grave crisi politica che sconvolgerà il paese.

Voto: 8+

Giudizio personale: Nel libro sono numerosi i rimandi al più famoso “Cent’anni di solitudine” e la descrizione dei luoghi è sorprendentemente precisa come quella del più celebre romanzo. Personalmente sono arrivato a preferire “La mala ora” a “Cent’anni di solitudine”, per via della trama che ho trovato più avvincente e interessante. Marquez usando l’espediente delle pasquinate è riuscito a parlare di politica e ad affrontare temi delicati in un paese come la Colombia di quegli anni.

 

Sognando la Polonia: frutti di una crisi italiana

Se solo dieci anni fa una persona qualsiasi sarebbe venuta da me a dirmi che un lunedì di Ottobre del 2014 lo avrei passato a guardare annunci di lavoro in Polonia con un amico, beh sicuramente l’avrei mandata a cagare quella persona, invitando lui ad andare in Polonia con tutta la sua famiglia. Ed invece non so cosa sia successo al mondo ma io ho passato la serata così; a parlare con un altro trentenne laureato e disoccupato delle opportunità che offre oggi la Polonia. Perché a Wroclaw il mondo dell’informatica viaggia alla velocità della luce e così i vicini poveri della Germania oggi annoverano un aumento del 4,5% del loro Pil, mentre in Italia siamo sempre in decrescita. In Polonia offrono un lavoro a tempo indeterminato, mentre in Italia ti propongono solo stage e tirocini. E’ vero la paga è di circa 700 euro in Polonia, ma se con 8 euro vai a mangiare dal Cracco polacco forse quei pochi soldi possono bastare e poi dopo aver fatto un po’ di pratica si può sperare nel salto di carriera e tornare in Italia. Così dice il mio amico Giovanni. Ma su questo punto mi tocca dissentire: “Eh no caro Giova, io da quella puttana fatiscente che mi ha costretto ad andare via, non ci torno nemmeno per tutto il grano del mondo”.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo

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“Presto sarebbe volato via pure quello stupido febbraio e il vecchio Alex si sentiva profondamente infelice ma in modo distaccato, come se la sua vita appartenesse – sensazione fin troppo tipica e cruda ne convengo – a qualcun altro, ma non ghignate, per favore, poiché all’epoca il vecchio Alex non aveva ancora compiuto diciott’anni e in quei giorni il cielo di Bologna era espressivo come un blocco di ghisa sorda e da simili espressività non avreste potuto aspettarvi nulla d’esaltante, neppure uno di quei bei temporaloni definitivi che lavano le strade e da quasi due settimane la città giaceva tramortita sotto una pioggia esangue senza nome.
Quale conoscente del vecchio Alex e persona informata dei fatti mi limiterò ad aggiungere che una certa storia con una ragazza gli appariva ormai sfumata nel ricordo, gualcita dallo squallore sbalorditivo della vita di tutti i giorni: essere stato terribilmente felice con lei per quattro mesi gli sembrava – ecco un’altra delle sue sensazioni più crude – non fosse servito a niente”.

“E intorno tutto va come è sempre andato, e forse andrà sempre così. Tutto è prevedibilissimo, l’ho già vissuto in cento film tutti uguali e mi sento il personaggio di un libro che non mi piace e odio l’autore che mi fa fare queste cose che detesto e non mi fanno minimamente sentire felice”.

Guardare in silenzio le labbra, i capelli, le mani di Aidi alla luce di quella candela, era un’emozione maesosa come sdraiarsi sui binari e fermare una locomotiva con la sola forza delle gambe o nuotare in apnea, per ore, in un mare -perdonatelo- di tè fresco alla pèsca. Ma di tutto questo, il vecchio Alex si sarebbe accorto più tardi, poiché in quei giorni sentiva solo un misto portentoso di felicità e inquietudine mai provato prima. Aidi gli sembrava una fata luminosa e un’Entità imperscrutabile”.

“Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate forse non ci siete già?”

“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” è una storia d’amore, d’amicizia, di complicità, anzi del rapporto speciale che si instaura tra Alex e Aidi, due giovani liceali bolognesi.

Voto: 7

Giudizio personale: Come ho detto nell’altro post con colpevole ritardo ho deciso di leggere “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi, dopo aver letto l’ultimo suo libro “In piedi sui pedali”, che cercherò di recensirvi al più presto. Che dire la storia del libro la sapete tutti e sicuramente il fatto che lo scrittore e l’ambientazione siano di Bologna non fanno che portare la mia recensione verso un voto positivo. Speravo che rispetto al film ci fosse qualcosa ancora di più, invece incredibile ma vero, per una volta tanto, il film ricalca abbastanza precisamente quello che accade nel libro. Purtroppo la mia ignoranza musicale mi ha fatto perdere un po’ la colonna sonora scelta da Brizzi per questo libro adolescenziale diventato un cult degli anni ’90. Quello che mi ha colpito di più del romanzo è stato lo stile, soprattutto dopo aver letto prima “In piedi sui pedali”. Lo stile l’ho trovato geniale, un colpo da maestro quasi alla Joyce: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” è scritto con un finto stile adolescenziale creato ad hoc da un adolescente. Non una cosa da tutti.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo

Ah cari lettori quanto mi siete mancati e quanto mi è mancato scrivere sul blog… Ho un sacco di viaggi, libri e vita da raccontarvi, non che abbia fatto nulla di speciale, ma nemmeno nulla di noioso potete starne certi. Comunque tolta questa pallosa premessa, cercando di promettervi più costanza nel prossimo futuro ho deciso di dedicare il mio post di ritorno a “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”.

A vent’anni dalla sua uscita finalmente ho letto questo must della letteratura bolognese di cui avevo colpevolmente solo visto il film e così mi si è creato subito un grande amarcord sulla gita di terza media, su quella che era la mia Aidi, quella che mi faceva andare a scuola anche con la febbre e che mi faceva tremare solo stringendomi la mano. Chissà forse anche io come Brizzi dovrei cominciare a raccontarvi la mia storia da lì, piano piano per conoscerci meglio e non come ero partito a mille su questo blog. Ma in fondo anche a me come al personaggio del libro piace filare come il vento.  Chissà forse è una caratteristica degli Alex di Bologna…

 

La grande bellezza, un film da Oscar

Lo so che arrivo con colpevole ritardo, ma in fondo sono il Bianconiglio e come tutti sappiamo il Bianconiglio è sempre in ritardo. Dopo la consegna dell’Oscar, pur essendo ormai annunciato da tempo come vincitore, in Italia si è scatenata la mania de “La Grande Bellezza”, con il pubblico che si è diviso e i giornalisti che hanno visto nel film segnali di una ripresa che non c’è. Ebbene quasi due mesi dopo la grande disputa ho deciso di guardare finalmente anche io la grande bellezza e non potevo non dire la mia a riguardo. Su Internet avevo letto di tutto, in molti facevano facili ironie cambiando il titolo in “la grande lentezza” o “la grande schifezza”. Dopo aver visto il film posso confermare un’ipotesi che avevo da tempo, ovvero che la maggior parte della popolazione italiana non capisce un cazzo. Pur non essendo un critico di cinema credo di poter dire che, superati i primi 15 minuti che lasciano un po’ interdetto lo spettatore, il film sia brioso, entusiasmante e soprattutto faccia molto riflettere. Tony Servillo è super e Jep Gambardella (il personaggio che interpreta) è costruito alla perfezione. La sceneggiatura è super, così come la colonna sonora e il montaggio,

Poi tutto questo ambientato a Roma, la città più bella del mondo, ripresa nel miglior modo possibile dal regista. ‘La Grande Bellezza’ non è però una cartolina o un film vuoto, è un film che ci lascia perplessi e ci fa riflettere su come stiamo passando la nostra vita. Perchèéin fondo come dice Jep: «Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che farci compagnia, prenderci un po’ in giro».

“I Mondiali di calcio hanno scandito i tempi della nostra vita e scandiranno i tempi che verranno”

Ho guardato il programma di Federico Buffa, un grande uomo prima di essere un grande giornalista e rivedendo i Mondiali del passato ho ripensato a tutta la mia vita. In effetti è vero che i Mondiali scandiscono il ritmo della nostra vita. Mi ricordo quando ero con i miei nonni al mare e vedevo le prime partite di calcio ad Italia 90′. In quelle notti magiche ho iniziato ad amare questo sport anche se sta perdendo molto del valore che aveva. Nel ’94 mi sono innamorato del Codino di Roberto Baggio e ho iniziato a maledire la ‘lotteria dei calci di rigore’, Nel ’98 ho capito che l’Italia ai rigori era troppo poco fredda, mentre nel 2002 ho iniziato a scoprire che il calcio era facilmente pilotabile. Nel 2006 invece ho realizzato che nulla è impossibile e in una volta sola abbiamo sfatato il mito dei rigori e abbiamo vinto contro tutti i pronostici. Nel 2010 abbiamo appurato che mantenere la stessa posizione sul divano di 4 anni prima non fa i miracoli. Dai Mondiali in Brasile cosa imparerò? Come me li ricorderò? Pensare ai Mondiali passati mi ha fatto pensare a tante persone che erano con me a guardare quelle partite. Molte le ho perse, molte sono ancora qua con me e molte spero che ci saranno. Solo un rimpianto mi è venuto guardando il programma di Buffa: non aver mai visto giocare Johan Cruijff e l’Olanda del calcio totale.johan-cruijff

L’eleganza del riccio

eleganza del riccio

L’eleganza del riccio è la storia di Renée Michel, la portinaia di un condominio di Parigi abitato da gente nobile e spesso snob. Renée però va contro tutti i cliché che si hanno sulle portinaie ed invece è una donna molto colta, intelligente e simpatica, che però maschera tutto questo per non essere scoperta dai condomini. La co-protagonista del romanzo è l’adolescente  Paloma Josse, figlia di un Ministro della Repubblica, che odia tutta la sua famiglia per la loro superficialità e stupidità. Le due si incontrano e subito nasce una complicità  e un rapporto quasi da madre e figlia. Nello sfondo si muove l’interessante figura di Kakuro Ozu, un giapponese che porterà lo scompiglio nel condominio.

“Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti”.

Voto: 4

Giudizio personale: Ho letto questo libro convinto dai tanti pareri positivi che avevo trovato, ma come avrete capito dal mio voto non sono per nulla d’accordo con la valutazione che ne viene data. Probabilmente la colpa è mia che non sono riuscito a carpire la bellezza di questo libro, d’altronde sono uno che preferisce dei cubetti di mortadella a delle ostriche quindi come posso cogliere le sfumature di quest’autrice francese.  Durante la lettura di questo libro ho avuto il blocco del lettore, spesso ho avuto la tentazione di mollare, annoiato come non mai dalla mancanza di fatti nella trama di questo romanzo, che più che un romanzo è un trattato filosofico dell’autrice. A dir la tutta però non è nemmeno un trattato filosofico perché l’autrice non cerca di dimostrare nulla, ma vuole solo mostrare quanto è colta lanciando qua e là aneddoti inutili (credo che l’autrice si riveda molto nella noiosa portinaia). Inoltre i personaggi sono tutti troppo esagerati: la portinaia è un genio che riassume tutte le qualità, come Paloma e Monsieur Ozu, mentre tutti gli altri protagonisti sono stupidi e superficiali. Il finale dà un minimo di senso alla storia ed è l’unico momento non banale del romanzo, ma tuttavia non basta a rivalutarlo. Un libro saccente e noioso come la sua protagonista.

Capodanno a Istanbul – I Consigli

IstanbulEccomi qua dopo un periodo di astinenza da tastiera e dopo aver digerito (forse non ancora del tutto) cenoni natalizi vari a raccontarvi del mio ultimo viaggio. Sono anni che ho l’abitudine come De Sica e Boldi di fare il mio personalissimo cine-panettone per sfuggire alle feste in terra italica e così quest’anno è andato in scena: CAPODANNO A ISTANBUL.

Se come si dice “chi ben comincia è a metà dell’opera” un elogio enorme va alla Turkish Airline (non è un caso se sono tre anni che viene eletta la miglior compagnia d’europa) che mi ha fatto vivere un viaggio da sogno. Puntualità, efficenza, schermo per guardare un film, menù personalizzato, posti comodi mi hanno reso felice dei 250 Euro spesi e il confronto con la solita Ryan è stato impietoso. Arrivati a Istanbul, dopo aver temuto per la mia valigia (la riconsegnano dopo un ulteriore barriera di controllo documenti) abbiamo preso il bus che arrivava in piazza Taksim, terrorizzati dai commenti sui tassisti furbetti. Il viaggio dura una mezzoretta e facilmente abbiamo trovato il nostro hotel che si trovava a meno di 100 metri da Piazza Taksim, una delle piazze principali di Istanbul. Lo staff dell’hotel è stato molto cortese, ma la posizione dell’albergo inizialmente mi ha impressionato e spaventato un po’. Pur trovandosi a pochi metri dalla piazza e dalla strada principale l’hotel era infatti in una via fatiscente, dove una famiglia viveva in un minivan e le case sembravano cadere a pezzi. In questo senso il terrorismo subito da amici e parenti prima di partire sicuramente ha influito, ma come volevasi dimostrare sono ancora vivo. Forse sarà perché molti mi scambiavano per turco? Visto che farvi la cronistoria di tutta la mia vacanza stile diario di bordo potrebbe risultare alquanto palloso, dividerò il viaggio in alcuni post con varie sezioni e ho deciso di partire dando alcuni consigli per chi si recherà a Istanbul.

Consigli:

1) Prendere la Istanbul Kart. E’ una carta per i mezzi pubblici (costa 7 lire turche di cui ve ne rendono 5 alla riconsegna) che vi permette di spendere meno per i viaggi in metro, in tram ecc… Si carica facilmente dell’importo che si decide e vi evita code fastidiose.

2) Fare la Museum Pass Istanbul: A Istanbul ci sono lunghe file per entrare nei musei e questa card vi potrà far passare davanti a tutti. La card dura 72 ore e costa 72 lire turche. Sono sei i musei nei quali si può entrare con la card: Hagia Sophia Museum, Topkapı Palace Museum (eccetto Harem Apartments), Chora Museum, Istanbul Archaeological Museums, Museum of Turkish and Islamic Arts e Istanbul Mosaic Museum. Se volete visitarne tre vi conviene farla, con due andate quasi in pari.

3) Quando attraversate la strada a piedi guardate ovunque e siate molto prudenti, nessuno frenerà per farvi passare.

4) Contrattate con moderazione, solo quando è concesso. In passato era molto comune contrattare i prezzi, ma ora in molti posti è offensivo, anche perché sono state applicate leggi a riguardo. In alcuni negozi ci sono proprio cartelli che indicano il divieto di contrattare i prezzi. Magari provateci, ma con moderazione.

5) Rispettate sempre gli usi e le tradizioni della popolazione specialmente nei luoghi di culto.

6) Soggiornate in prossimità della linea T1 che va da Kabatas a Bagcilar. E’ la più utilizzata ed è necessaria per vedere le maggiori attrazioni della città.

7) Se possibile visitate la città in primavera. Il sole rende incantevole questa città, il clima in inverno è molto freddo e in estate torrido.

Italia: il paese che ruba anche i sogni

E’ un po’ che non scrivo, forse perché scrivere è la mia forma di sognare e faccio fatica a sognare ultimamente in questo Paese. Purtroppo non vedo più nemmeno un barlume di luce, che possa salvare l’Italia da una fine indecorosa, è un paese economicamente destinato a fallire e governato da gente incompetente, truffaldina e non scelta dal popolo. Ah il popolo… Pure quello non mi dà speranza alcuna. E’ possibile che la televisione ci abbia fatto diventare così ciechi, così ignoranti. Anche i più giovani che possono cercare notizie ed informarsi sul web non fanno altro che stare su facebook a parlare della neve e a fotografare quello che mangiano. I telegiornali non parlano di nulla, al massimo di cosa fa Belen Rodriguez, la diva della televisione italiana. E poi che importa come ha fatto ad essere così famosa, ora è Belen. Ed è questo il sogno delle ragazze italiane, essere come lei. In Italia sicuramente il fine giustifica i mezzi, tutti i mezzi… E quelli che hanno più potere sono i più sporchi e i più protetti della piramide sociale. In Italia non si può sperare nemmeno di vincere due spiccioli alle slot machine o alle scommesse, perché sono truccate e servono a fare arricchire quelli che ricchi già sono.

Che sogno dovrei avere allora vivendo qua? Purtroppo sono nato onesto e mia madre mi ha inculcato quella sua maledetta bontà d’animo, non sono fatto per questo paese, qua non sarò mai nessuno. Mi piace rispettare la fila quando vado a comprare il pane e anche quando vado dal medico, pur sapendo che tutti mi supereranno perché loro hanno solo bisogno di una ricetta. Mi piace rispettare i limiti di velocità e fare attraversare la strada a una vecchietta con le buste della spesa. Non mi piace invece farmi raccomandare, chiedere lo sconto se me lo fa pagare senza fattura e avere vantaggi che non mi spettano. Non mi piace essere rappresentato da condannati, che nessuno ha votato. Non mi piace vivere in un paese incoerente, subdolo, arretrato. Stanotte vorrei addormentarmi e aspettare che nel sonno Peter Pan venga e mi faccia volare via con lui… Ma Peter non portarmi all’Isola che non c’è, sono troppo grande per stare ancora con i bimbi sperduti, mi basta che mi porti in un paese dove si possa sognare ogni mattina quando suona la sveglia.