Archivio dell'autore: Alessandro Vitali

Dieci motivi per cui il compenso di Benigni è più che meritato

Dopo aver letto, come ogni volta che Benigni va in televisione, mille pareri e post sul compenso dell’artista toscano (chiamarlo comico ormai è molto riduttivo) ho deciso di esporre anche la mia idea a riguardo. Ecco allora dieci motivi per cui ritengo giusto difendere pubblicamente uno dei migliori esponenti del nostro Paese:

1) La prima motivazione è quella più razionale: ovvero che i compensi li fa il mercato. Se la Rai ritiene accettabile pagare a Benigni 1,2 milioni di euro a puntata sicuramente sarà perché malgrado la grossa spesa riuscirà ad ottenere introiti più alti grazie alla pubblicità. Il grande successo del programma che ha avuto il 33% di share ne è la prova.

2) La Rai ci fa pagare un canone perché è un servizio pubblico e lo show di Benigni sui dieci comandamenti è quello che si avvicina maggiormente al senso di servizio pubblico nell’ultimo anno. Dovremmo lamentarci per investimenti futili a programmi come “L’Isola dei famosi” non per il cachet di Roberto.

3) Perché Benigni è una delle poche eccellenze che rimane alla nostra Italia, una delle poche persone italiane stimate in tutto il mondo. La verità è che un personaggio così meriterebbe più spazio nella pochezza culturale della nostra televisione.

4) Spesso chi attacca Benigni per il suo alto compenso lo attacca contemporaneamente per la sua ideologia politica. Che l’attore toscano sia di sinistra non è un gran segreto, ma dove sta scritto che un uomo di sinistra debba lavorare a gratis o percepire uno stipendio inferiore a quello che si merita?  

5) Perché è stato l’unico uomo che ha parlato e portato valori in un momento nero per la storia italiana. Il discorso di Benigni sarà sicuramente meglio di quello che farà Napolitano a fine anno.

6) Perché Giuliano Ferrara dalla Rai ha ricevuto 15 milioni di euro per il programma “Qui Radio Londra” che è stato un vero flop e personalmente anche un vero schifo.

7) Perché Minzolini del Tg1 percepiva 2 milioni di Euro sempre dalla Rai per fare un telegiornale di bassissima qualità.

8) Antonella Clerici guadagna più di 8.000 € al giorno per fare la Prova del cuoco. 

9) Perché David Guetta guadagna 30 milioni di dollari all’anno per fare il dj…

10) Perché Robert Acquafresca guadagna 950 mila euro per passeggiare su un campo verde a Bologna.

Non abbandonate i vostri sogni

Leggendo qua e là sul web mi sono scontrato con questa lettera di confessione di un uomo australiano che mi ha fatto molto riflettere. Quante persone vedo ogni giorno come John. Tante, troppe, forse tutte. Non abbandonate i vostri sogni, sono quelli che vi rendono speciali.

Ecco la lettera di John:

Ciao, mi chiamo John. Sono rimasto nascosto per un po’ ma finalmente ho creato un profilo per scrivere questo contributo. Ho bisogno di confessarmi. Chi sono? Ho quarantasei anni, lavoro in banca e ho vissuto la mia intera vita in modo contrario alle mie intenzioni.Tutti i miei sogni, le mie passioni, sparite. In un lavoro stabile dalle nove alle sette. Sei giorni alla settimana. Per ventisei anni. Ho continuamente scelto il sentiero più sicuro per tutto e ciò mi ha, alla fine, cambiato.

Oggi ho scoperto che mia moglie mi ha tradito per gli ultimi dieci anni. Mio figlio non prova alcun sentimento verso di me. Mi sono reso conto di essermi perso il funerale di mio padre PER NIENTE. Non ho finito il libro che volevo scrivere, non sono andato in giro per il mondo, non ho aiutato i senza casa. Tutte queste cose erano per me certezze quando ero giovane. Se la versione più giovane di me mi incontrasse oggi, mi prenderebbe a pugni. Spiegherò presto come quei sogni sono scomparsi.

Iniziamo con una descrizione del sottoscritto quando avevo vent’anni. Sembra solo ieri quando ero sicuro che avrei cambiato il mondo. Le persone mi amavano e io amavo le persone. Ero innovativo, creativo, spontaneo, prendevo rischi ed ero bravo a interagire con le persone. Avevo due sogni. Il primo era scrivere un libro utopico/distopico.
Il secondo era esplorare il mondo e aiutare i poveri e i senza casa.

Al tempo uscivo già con la mia futura moglie da quattro anni. Amore giovane. Lei amava la mia spontaneità, la mia energia, la mia capacità di far ridere la gente e farla sentire amata. Ero sicuro che il mio libro avrebbe cambiato il mondo. Avrei illustrato il punto di vista dei “cattivi” e di quelli con la mente “contorta”, dimostrando così che tutti la pensano in modo diverso e che le persone non pensano mai che quello che stiano facendo sia sbagliato. Avevo già scritto settanta pagine quando avevo vent’anni. Sono rimasto a settanta pagine all’età di quarantasei anni. Avevo visitato con lo zaino in spalla la Nuova Zelanda e le Filippine. Stavo progettando di visitare tutta l’Asia, poi l’Europa, poi l’America (tra l’altro, vivo in Australia). Fino ad ora, ho solo visitato la Nuova Zelanda e le Filippine.

Ora, ecco dove le cose sono andate male. I miei più grossi rimpianti. Avevo vent’anni. Ero figlio unico. Avevo bisogno di stabilità. Avevo bisogno di un lavoro che avrebbe dettato la mia intera vita. Dedicare la mia intera vita a un lavoro dalle nove alle sette. Cosa stavo pensando? Come potevo vivere quando il lavoro era la mia intera vita? Dopo essere tornato a casa, mangiavo cena, preparavo di lavoro per il giorno successivo e andavo a dormire alle dieci per svegliarmi alle sei del mattino seguente. Dio, non riesco a ricordare l’ultima volta che ho fatto l’amore con mia moglie. Ieri, mia moglie ha ammesso di avermi tradito per gli ultimi dieci anni. Dieci anni. Sembra tanto tempo ma io non riesco neanche a concepirlo. Non mi ha fatto neanche male. Mi ha detto è perché io sono cambiato. Non sono la persona che ero una volta.

Cos’ho fatto durante gli ultimi dieci anni?
Al di fuori del lavoro, non posso dire di aver fatto nulla. Non sono stato un vero e proprio marito. Non sono stato me stesso. Chi sono? Cosa mi è successo? Non ho neanche chiesto per il divorzio o gridato o pianto. Non ho sentito NIENTE. Adesso, scrivendo questo, mi sta venendo da piangere. Non perché mia moglie mi ha tradito ma perché mi rendo adesso conto che sono morto dentro. Cos’è successo a quella persona così divertente, amante del rischio e energetica che voleva cambiare il mondo? Mi ricordo di quando la ragazza più popolare della scuola mi chiese di uscire con lei ma rifiutai a favore di quella che oggi è mia moglie. Ero veramente popolare con le ragazze a scuola. Ma rimasi leale. Non esplorai. Studiai ogni giorno. Vi ricordate di tutto quel viaggiare con lo zaino in spalla e dello scrivere il libro? Tutto ciò era durante i primi anni di università. Lavoravo part-time e spendevo tutto quello che guadagnavo. Adesso, risparmio tutto. Non mi ricordo dell’ultima volta che ho speso per un qualcosa di divertente per me. Non so neanche cosa voglio adesso. Mio padre è morto dieci anni fa. Mi ricordo le chiamate da parte di mia mamma dicendomi che si stava sempre di più ammalando. Io ero sempre più occupato con il lavoro e stavo per ricevere una grande promozione. Ho continuato a rimandare la visita sperando che lui avrebbe resistito. Lui è morto e io ho ottenuto la mia promozione. Quando è morto, mi dissi che non importava non averlo visto. Essendo ateo, razionalizzavo che, essendo morto, non importava.

CHE COSA MI PASSAVA PER LA MENTE? Razionalizzando tutto, inventandomi scuse per rimandare le cose. Scuse. Procrastinazione. Tutto porta ad una sola cosa, niente. Mi convincevo che la stabilità economica era la cosa più importante. Adesso so che sicuramente non lo è. Rimpiango di non aver fatto nulla con la mia energia quando ce l’avevo. Le mie passioni. La mia gioventù. Rimpiango di aver permesso al mio lavoro di dominare la mia vita. Rimpiango di essere stato un marito orrendo, solo una macchina per fare soldi. Rimpiango di non aver finito il mio libro, di non aver viaggiato il mondo. Di non essere stato presente dal punto di vista emotivo per mio figlio. Di essere un maledetto portafoglio senza emozioni. Se stai leggendo questo, e hai tutta la vita davanti, per favore. Non procrastinare. Non rimandare i tuoi sogni. Goditi la tua energia, le tue passioni. Non stare su Internet tutto il tuo tempo libero (a meno che la tua passione lo richieda). Per favore, fai qualcosa con la tua vita quando sei giovane. NON mettere radici a vent’anni. NON dimenticarti degli amici, la famiglia e di te stesso. NON sprecare la tua vita. Le tue ambizioni. Come io ho fatto con le mie. Non fare come ho fatto io“.

Caso Cucchi: una vergogna di Stato

Spesso non mi piace dire la mia opinione su fatti e cose che sono troppo di moda, perché mi irrita il solo pensiero che dopo pochi mesi tutto sparirà nel nulla. Ho odiato tutta estate le secchiate in favore della SLA, pur essendo una forma di beneficenza, perché le ritenevo solo una forma di protagonismo. In molti mi dicevano che ero un mal pensante, fatto sta che a Novembre le secchiate gelate per la SLA non le fa più nessuno. Son passate di moda. La moda ora è quella di farsi una foto con un foglio bianco dove c’è scritto: “Stefano Cucchi l’ho ucciso io”. Mi spiace ma la foto col foglio non la farò, però penso che due cose sul caso di Stefano vadano dette. Dopo la sentenza che ha assolto tutti, decretando quindi una specie di auto pestaggio, la cosa che più mi ha colpito e mi ha fatto riflettere è stata la mia personale assenza di stupore alla sentenza. Me lo aspettavo che nessuno avrebbe pagato per questo omicidio e non credo alle parole degli ultimi giorni, volte a fare luce sul caso. Sono solo parole per placare la polemica, tanto tra tre mesi di Cucchi non se ne ricorderà più nessuno come dell’Ice Bucket Challenge. Il caso Cucchi però non può essere dimenticato come tutti gli altri perché è la prova evidente che stiamo vivendo in un paese dove non c’è giustizia, un paese che assomiglia sempre di più a una dittatura del Sud America, che a una repubblica del Vecchio Continente. Un paese dove la vita di uno di noi vale meno di quella di uno che lavora per lo Stato. Lo Stato non può tacere, lo Stato non può nascondere la verità, ma soprattutto lo Stato non deve uccidere i propri cittadini a calci e manganellate.

La mala ora

“Il tempo passa senza far rumore”.

“Prima che arrivaste voi questo era un paese di merda come tutti, ora è il peggiore di tutti”

“La mala ora” è un breve romanzo di Gabriel Garcia Marquez, ambientato in un piccolo paese della Colombia vicino a Macondo, la città dove si svolge il più famoso “Cent’anni di solitudine”. La vita di questo paese viene stravolta dall’apparizione delle pasquinate, piccoli foglietti che vengono appesi nella notte alle case e che svelano i segreti degli abitanti del piccolo paese. Segreti che tutti già conoscono, ma il fatto che questi vengano resi pubblici fa sfociare tutta la vicenda in un tourbillon di violenza e in una grave crisi politica che sconvolgerà il paese.

Voto: 8+

Giudizio personale: Nel libro sono numerosi i rimandi al più famoso “Cent’anni di solitudine” e la descrizione dei luoghi è sorprendentemente precisa come quella del più celebre romanzo. Personalmente sono arrivato a preferire “La mala ora” a “Cent’anni di solitudine”, per via della trama che ho trovato più avvincente e interessante. Marquez usando l’espediente delle pasquinate è riuscito a parlare di politica e ad affrontare temi delicati in un paese come la Colombia di quegli anni.

 

Sognando la Polonia: frutti di una crisi italiana

Se solo dieci anni fa una persona qualsiasi sarebbe venuta da me a dirmi che un lunedì di Ottobre del 2014 lo avrei passato a guardare annunci di lavoro in Polonia con un amico, beh sicuramente l’avrei mandata a cagare quella persona, invitando lui ad andare in Polonia con tutta la sua famiglia. Ed invece non so cosa sia successo al mondo ma io ho passato la serata così; a parlare con un altro trentenne laureato e disoccupato delle opportunità che offre oggi la Polonia. Perché a Wroclaw il mondo dell’informatica viaggia alla velocità della luce e così i vicini poveri della Germania oggi annoverano un aumento del 4,5% del loro Pil, mentre in Italia siamo sempre in decrescita. In Polonia offrono un lavoro a tempo indeterminato, mentre in Italia ti propongono solo stage e tirocini. E’ vero la paga è di circa 700 euro in Polonia, ma se con 8 euro vai a mangiare dal Cracco polacco forse quei pochi soldi possono bastare e poi dopo aver fatto un po’ di pratica si può sperare nel salto di carriera e tornare in Italia. Così dice il mio amico Giovanni. Ma su questo punto mi tocca dissentire: “Eh no caro Giova, io da quella puttana fatiscente che mi ha costretto ad andare via, non ci torno nemmeno per tutto il grano del mondo”.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo

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“Presto sarebbe volato via pure quello stupido febbraio e il vecchio Alex si sentiva profondamente infelice ma in modo distaccato, come se la sua vita appartenesse – sensazione fin troppo tipica e cruda ne convengo – a qualcun altro, ma non ghignate, per favore, poiché all’epoca il vecchio Alex non aveva ancora compiuto diciott’anni e in quei giorni il cielo di Bologna era espressivo come un blocco di ghisa sorda e da simili espressività non avreste potuto aspettarvi nulla d’esaltante, neppure uno di quei bei temporaloni definitivi che lavano le strade e da quasi due settimane la città giaceva tramortita sotto una pioggia esangue senza nome.
Quale conoscente del vecchio Alex e persona informata dei fatti mi limiterò ad aggiungere che una certa storia con una ragazza gli appariva ormai sfumata nel ricordo, gualcita dallo squallore sbalorditivo della vita di tutti i giorni: essere stato terribilmente felice con lei per quattro mesi gli sembrava – ecco un’altra delle sue sensazioni più crude – non fosse servito a niente”.

“E intorno tutto va come è sempre andato, e forse andrà sempre così. Tutto è prevedibilissimo, l’ho già vissuto in cento film tutti uguali e mi sento il personaggio di un libro che non mi piace e odio l’autore che mi fa fare queste cose che detesto e non mi fanno minimamente sentire felice”.

Guardare in silenzio le labbra, i capelli, le mani di Aidi alla luce di quella candela, era un’emozione maesosa come sdraiarsi sui binari e fermare una locomotiva con la sola forza delle gambe o nuotare in apnea, per ore, in un mare -perdonatelo- di tè fresco alla pèsca. Ma di tutto questo, il vecchio Alex si sarebbe accorto più tardi, poiché in quei giorni sentiva solo un misto portentoso di felicità e inquietudine mai provato prima. Aidi gli sembrava una fata luminosa e un’Entità imperscrutabile”.

“Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate forse non ci siete già?”

“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” è una storia d’amore, d’amicizia, di complicità, anzi del rapporto speciale che si instaura tra Alex e Aidi, due giovani liceali bolognesi.

Voto: 7

Giudizio personale: Come ho detto nell’altro post con colpevole ritardo ho deciso di leggere “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi, dopo aver letto l’ultimo suo libro “In piedi sui pedali”, che cercherò di recensirvi al più presto. Che dire la storia del libro la sapete tutti e sicuramente il fatto che lo scrittore e l’ambientazione siano di Bologna non fanno che portare la mia recensione verso un voto positivo. Speravo che rispetto al film ci fosse qualcosa ancora di più, invece incredibile ma vero, per una volta tanto, il film ricalca abbastanza precisamente quello che accade nel libro. Purtroppo la mia ignoranza musicale mi ha fatto perdere un po’ la colonna sonora scelta da Brizzi per questo libro adolescenziale diventato un cult degli anni ’90. Quello che mi ha colpito di più del romanzo è stato lo stile, soprattutto dopo aver letto prima “In piedi sui pedali”. Lo stile l’ho trovato geniale, un colpo da maestro quasi alla Joyce: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” è scritto con un finto stile adolescenziale creato ad hoc da un adolescente. Non una cosa da tutti.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo

Ah cari lettori quanto mi siete mancati e quanto mi è mancato scrivere sul blog… Ho un sacco di viaggi, libri e vita da raccontarvi, non che abbia fatto nulla di speciale, ma nemmeno nulla di noioso potete starne certi. Comunque tolta questa pallosa premessa, cercando di promettervi più costanza nel prossimo futuro ho deciso di dedicare il mio post di ritorno a “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”.

A vent’anni dalla sua uscita finalmente ho letto questo must della letteratura bolognese di cui avevo colpevolmente solo visto il film e così mi si è creato subito un grande amarcord sulla gita di terza media, su quella che era la mia Aidi, quella che mi faceva andare a scuola anche con la febbre e che mi faceva tremare solo stringendomi la mano. Chissà forse anche io come Brizzi dovrei cominciare a raccontarvi la mia storia da lì, piano piano per conoscerci meglio e non come ero partito a mille su questo blog. Ma in fondo anche a me come al personaggio del libro piace filare come il vento.  Chissà forse è una caratteristica degli Alex di Bologna…

 

La grande bellezza, un film da Oscar

Lo so che arrivo con colpevole ritardo, ma in fondo sono il Bianconiglio e come tutti sappiamo il Bianconiglio è sempre in ritardo. Dopo la consegna dell’Oscar, pur essendo ormai annunciato da tempo come vincitore, in Italia si è scatenata la mania de “La Grande Bellezza”, con il pubblico che si è diviso e i giornalisti che hanno visto nel film segnali di una ripresa che non c’è. Ebbene quasi due mesi dopo la grande disputa ho deciso di guardare finalmente anche io la grande bellezza e non potevo non dire la mia a riguardo. Su Internet avevo letto di tutto, in molti facevano facili ironie cambiando il titolo in “la grande lentezza” o “la grande schifezza”. Dopo aver visto il film posso confermare un’ipotesi che avevo da tempo, ovvero che la maggior parte della popolazione italiana non capisce un cazzo. Pur non essendo un critico di cinema credo di poter dire che, superati i primi 15 minuti che lasciano un po’ interdetto lo spettatore, il film sia brioso, entusiasmante e soprattutto faccia molto riflettere. Tony Servillo è super e Jep Gambardella (il personaggio che interpreta) è costruito alla perfezione. La sceneggiatura è super, così come la colonna sonora e il montaggio,

Poi tutto questo ambientato a Roma, la città più bella del mondo, ripresa nel miglior modo possibile dal regista. ‘La Grande Bellezza’ non è però una cartolina o un film vuoto, è un film che ci lascia perplessi e ci fa riflettere su come stiamo passando la nostra vita. Perchèéin fondo come dice Jep: «Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che farci compagnia, prenderci un po’ in giro».

“I Mondiali di calcio hanno scandito i tempi della nostra vita e scandiranno i tempi che verranno”

Ho guardato il programma di Federico Buffa, un grande uomo prima di essere un grande giornalista e rivedendo i Mondiali del passato ho ripensato a tutta la mia vita. In effetti è vero che i Mondiali scandiscono il ritmo della nostra vita. Mi ricordo quando ero con i miei nonni al mare e vedevo le prime partite di calcio ad Italia 90′. In quelle notti magiche ho iniziato ad amare questo sport anche se sta perdendo molto del valore che aveva. Nel ’94 mi sono innamorato del Codino di Roberto Baggio e ho iniziato a maledire la ‘lotteria dei calci di rigore’, Nel ’98 ho capito che l’Italia ai rigori era troppo poco fredda, mentre nel 2002 ho iniziato a scoprire che il calcio era facilmente pilotabile. Nel 2006 invece ho realizzato che nulla è impossibile e in una volta sola abbiamo sfatato il mito dei rigori e abbiamo vinto contro tutti i pronostici. Nel 2010 abbiamo appurato che mantenere la stessa posizione sul divano di 4 anni prima non fa i miracoli. Dai Mondiali in Brasile cosa imparerò? Come me li ricorderò? Pensare ai Mondiali passati mi ha fatto pensare a tante persone che erano con me a guardare quelle partite. Molte le ho perse, molte sono ancora qua con me e molte spero che ci saranno. Solo un rimpianto mi è venuto guardando il programma di Buffa: non aver mai visto giocare Johan Cruijff e l’Olanda del calcio totale.johan-cruijff

L’eleganza del riccio

eleganza del riccio

L’eleganza del riccio è la storia di Renée Michel, la portinaia di un condominio di Parigi abitato da gente nobile e spesso snob. Renée però va contro tutti i cliché che si hanno sulle portinaie ed invece è una donna molto colta, intelligente e simpatica, che però maschera tutto questo per non essere scoperta dai condomini. La co-protagonista del romanzo è l’adolescente  Paloma Josse, figlia di un Ministro della Repubblica, che odia tutta la sua famiglia per la loro superficialità e stupidità. Le due si incontrano e subito nasce una complicità  e un rapporto quasi da madre e figlia. Nello sfondo si muove l’interessante figura di Kakuro Ozu, un giapponese che porterà lo scompiglio nel condominio.

“Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti”.

Voto: 4

Giudizio personale: Ho letto questo libro convinto dai tanti pareri positivi che avevo trovato, ma come avrete capito dal mio voto non sono per nulla d’accordo con la valutazione che ne viene data. Probabilmente la colpa è mia che non sono riuscito a carpire la bellezza di questo libro, d’altronde sono uno che preferisce dei cubetti di mortadella a delle ostriche quindi come posso cogliere le sfumature di quest’autrice francese.  Durante la lettura di questo libro ho avuto il blocco del lettore, spesso ho avuto la tentazione di mollare, annoiato come non mai dalla mancanza di fatti nella trama di questo romanzo, che più che un romanzo è un trattato filosofico dell’autrice. A dir la tutta però non è nemmeno un trattato filosofico perché l’autrice non cerca di dimostrare nulla, ma vuole solo mostrare quanto è colta lanciando qua e là aneddoti inutili (credo che l’autrice si riveda molto nella noiosa portinaia). Inoltre i personaggi sono tutti troppo esagerati: la portinaia è un genio che riassume tutte le qualità, come Paloma e Monsieur Ozu, mentre tutti gli altri protagonisti sono stupidi e superficiali. Il finale dà un minimo di senso alla storia ed è l’unico momento non banale del romanzo, ma tuttavia non basta a rivalutarlo. Un libro saccente e noioso come la sua protagonista.