Archivio dell'autore: Alessandro Vitali
Lettera di Gabriel Garcia Marquez
Se Dio, per un istante, dimenticasse che sono un pupazzetto di stoffa e mi donasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in fin dei conti, penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose non per quanto valgono, ma per quello che esprimono .
Dormirei poco, sognerei di più, capendo che per ogni minuto in cui chiudiamo gli occhi perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei quando gli altri si fermano, mi risveglierei quando gli altri si coricano.
Ascolterei quando gli altri parlano e… come saprei godermi un buon gelato al cioccolato!
Se Dio mi facesse dono di un ritaglio di vita vestirei senza fronzoli, mi butterei di pancia al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo, ma pure la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e attenderei così l’arrivo del sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh, sulle stelle, una poesia di Benedetti; e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine, e l’incarnato bacio di quei petali…
Dio mio, se io avessi uno scampolo di vita…
Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo che la amo. Ad ogni donna e ad ogni uomo farei capire che sono loro i miei prescelti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei che sbagliano quando pensano che uno smette di innamorarsi perché invecchia, ignorando che uno invecchia proprio perché ha smesso di innamorarsi!
A un bambino darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte non è fatta di vecchiaia, ma di oblio.
Tante cose ho imparato, da voi uomini…
Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza capire che la vera felicità sta nel modo di salire quel pendio.
Ho imparato che quando un neonato afferra col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo fa per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto in basso soltanto quando si appresta ad aiutarlo a rialzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma in verità di poco mi serviranno, perché quando mi metteranno dentro quella valigia starò, infelicemente, già morendo.
Dì sempre quel che senti e fa quello che pensi.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e chiederei al Signore di poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che è questa l’ultima volta che ti vedrò uscire da quella porta, ti darei un abbraccio, un bacio e ti chiamerei poi indietro per continuare a darteli.
Se sapessi che questa è l’ultima volta che sentirò la tua voce, registrerei ognuna delle tue parole per poter ascoltarle una e un’altra volta, all’infinito.
Se sapessi che sono questi gli ultimi minuti che mi restano per guardarti, ti direi “ti amo”, senza pensare, scioccamente, che tu lo sai da sempre.
C’è sempre un domani e la vita di solito ci offre la possibilità di rifare ogni cosa per bene, ma se mi sbagliassi e l’oggi fosse tutto quanto ci rimane, mi piacerebbe dirti questo, che ti amo, e che non mi riuscirà di dimenticarti.
Nessuno, vecchio o giovane, ha il domani assicurato. Oggi potrebbe essere l’ultima volta che vedi coloro che contano per te.
Per questo non aspettare, fallo ora , perchè se quel domani infine non arriva, rimpiangerai il giorno in cui non trovasti il tempo di un sorriso, un abbraccio, un bacio; troppo occupato per concedere alla vita la sua ultima grazia.
Tieni coloro che ami vicino al cuore, sussurragli all’orecchio che hai bisogno di loro, amali, trattali bene, e trova del tempo per dire “mi dispiace”, “scusami”, “ per favore”, “grazie” , voglio dire, tutte quelle parole d’amore che hai in grembo.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici quanto tieni a loro.
Gabriel García Márquez
Il pensiero di Margherita Hack
Visto che oggi è scomparsa una grande donna, mi sembrava giusto ricordarla con alcune sue frasi, che ne delineano alcuni tratti del suo carattere. Riposa in pace Margherita.
“La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l’universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l’insegnamento calato dall’alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede”.
“È quello che dico sempre, anche essere atei, come essere credenti, è una fede perché io non posso dimostrare né che Dio c’è, né che non c’è. Io non credo perché non mi soddisfa l’idea di Dio, non posso pretendere di dimostrare che Dio non c’è. A me sembra assurda l’idea di Dio perché mi sembra infantile, ma questa è un’opinione personale”.
Il passerotto
Se non l avessi fotografato penserei di averlo sognato. Quel passerotto che mi guardava dal vetro. Era ferito, senza mamma e non riusciva a volare chiuso nel mio balcone. Gli ho dato del cibo ed ha sbattuto contro il muro per scappare, poi l ho lasciato solo per non disturbarlo. Ora non c è più… È volato via. Mi ha insegnato che per volare bisogna prima sbattere il muso e aver così tanta paura di non farcela fino a quando non resta che buttarsi per poi volare in alto. Vi metto la foto, se lo vedete aiutatelo. È stato coraggioso e gli voglio bene, anche se mi ha cagato sul terrazzo…
Il principe azzurro
Mi addormentavo sempre dopo di lei perché mi piaceva guardarla mentre dormiva. Vedere la sua faccia rilassata e quel sorriso incantato. A volte la tentazione di baciarla era troppa e vi cedevo. Come la bella addormentata si svegliava anche solo per un secondo e poi tornava a dormire con quell espressione sognante. Si, ero io il suo principe azzurro.
Tu chiamale se vuoi… emozioni
“Uscir dalla brughiera di mattina
dove non si vede ad un passo
per ritrovar se stesso.
Parlar del più e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore.
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa” Lucio Battisti
“Io ascoltavo e basta, preferisco rimanere un’impressione, preferisco le impressioni. Le impressioni emozionano. È inutile conoscere: molto meglio supporre”. Vinicio Capossela
“Tutto ciò che ho di lei è nella mia anima.
Per sempre. Lei è un respiro,un pensiero, un’EMOZIONE, è confusione e chiarezza.
Lei è il futuro che sorride.
Sembra quelle giornate in cui piove e c’è il sole nello stesso momento”. Fabio Volo
«Sì, ci sono volte in cui è molto più… semplice, voglio dire, mi sento sparire, sì, ma dolcemente, piano piano… È l’emozione, Padre Pluche dice che è l’emozione, dice che non ho nulla che mi difende dall’emozione e così è come se le cose entrassero direttamente nei miei occhi e nelle mie…» «Nei miei occhi, sì». Alessandro Baricco
Io credo – Radiofreccia
Buonanotte. Quì è Radio Raptus, e io sono Benassi – Ivan. Forse lì c’è qualcuno che non dorme. Beh, comunque che ci siete oppure no io c’ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico. Lui è uno di quelli bravi: bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Beh, non è vero: anch’ io credo. Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards; credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese; credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi; credo che un Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa; credo che non sia tutto qua, però, prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio; credo che semmai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con 300.000£ al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose; credo che c’ho un buco grosso dentro ma anche che il Rock ‘n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro e le stronzate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono; credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx; credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, vedete un po’ di ricaricare le vostre scorte con questo.
Alla ricerca della felicità
“Felicità è quando senti che è tornata a casa. E’ il suo abbraccio mentre ti dice “voglio stare con te”. E’ il piacere di due corpi, dal quale nasce la magia di una terza vita”.
“La felicità non è un’idea, né un traguardo concreto e nemmeno un fine ideale da perseguire. La felicità è un lampo istantaneo, ripetibile ma non durevole, in cui senti che tutto è dove deve stare: felicità è equilibrio e armonia”
“Felicità è svegliarsi con la persona amata e condividere la giornata, piacevole, frizzante o con la rabbia dei conti che non tornano…”
“Felicità è quando in un determinato momento ti rendi conto che non cambieresti niente”.
Queste definizioni di felicità sono state date da gente comune, lettori di Repubblica che hanno detto cos’era per loro la felicità. Io le condivido tutte in pieno e posso dirle di averle provate negli ultimi giorni. Mi sono sentito felice. Per mezz’ora, un’ora, un giorno intero. Avrei voluto qualcuno che me lo chiedesse in quel momento, la solita domanda a cui rispondo con un bene di circostanza.
“Come va?”
“Da Dio, sono felice” – gli avrei risposto. Poi basta non gli avrei più voluto parlare perché lo so che la felicità vola via in un attimo. Tutti vorrebbero essere felici per sempre, ma la felicità è così unica e bella, che non può durare in eterno. E’ come un orgasmo, unico perché così breve, ma intenso. Quindi non si può cercare una vita che ci dia felicità continua, ma una vita fatta di tanti piccoli orgasmi dell’anima. Solo chi saprà capire che le vere cose che ci rendono felici non costano nulla e sono facilmente raggiungibili riuscirà ad essere veramente felice. In fondo come cantavano Albano e Romina:
Felicità è una sera a sorpresa la luna accesa e la radio che va, è’ un biglietto d’auguri pieno di cuori la felicità è una telefonata non aspettata la felicità, felicità. Felicità è una spiaggia di notte, l’onda che batte la felicità, è una mano sul cuore piena d’amore la felicità, è aspettare l’aurora per farlo ancora la felicità.
Basta così poco lettori, ve lo posso giurare…
Il cammino di Santiago
“Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al cammino. E’ il cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, ci arricchisce mentre lo percorriamo, bisogna saper trarre da quello che siamo abituati a guardare tutti i giorni i segreti, che a causa della routine, non riusciamo a vedere”
Oggi mi è venuta la malsana idea di fare il cammino di Santiago. Non so se rimarrà solo un’idea o metterò in pratica questo desiderio. Pur non essendo cattolico è un viaggio spirituale che mi stimola e mi ispira. Poi penso che farebbe ridere vedere me, il tipico homus pigrus camminare per 500 km (ho già deciso che fare tutti i 900 km sono troppi). Inoltre sarei curioso di vedere lo zaino che mi porterei, io che per un giorno fuori casa parto con un trolley da 20 kg… Però malgrado i problemi logistici mi incuriosisce pensare a cosa si prova, cosa si sente, cosa si pensa, un viaggio solo per pensare. Vorrei vedere che gente lo fa, chi parte e perché lo fa… Italiani, stranieri, giovani, anziani, tutti che camminano alla ricerca della cattedrale di Santiago, ma soprattutto di sé stessi.
“L’uomo non può mai smettere di sognare. Il sogno è il nutrimento dell’anima, come il cibo è quello del corpo. Molte volte, nel corso dell’esistenza, vediamo che i nostri sogni svaniscono e che i nostri desideri vengono frustrati, tuttavia è necessario continuare a sognare, altrimenti la nostra anima muore”.
Le cose che non ho
Il libro parla di una normale famiglia francese, costretta a vivere una vita senza grandi emozioni, ma appagante nonostante i problemi che ogni famiglia deve attraversare. Un giorno però la fortuna bacia Jo, che vince alla lotteria una cifra che può cambiare la vita di tutti loro. Da quel momento in poi la protagonista del romanzo capisce che in realtà la vera felicità è continuare a desiderare ciò che si possiede. La vera felicità è gratuita. È nell’eleganza di una donna, nelle parole, nello humour, nel riso di un bambino, in un cane che ci viene incontro scondinzolando, nello spettacolo di un’alba… I soldi non fanno la felicità e “Le cose che non ho” lo dimostra, facendo vedere come addirittura la vincita porterà solo dolore in grembo alla famiglia. Infine si insinua anche un’altra grande domanda esistenziale: è meglio amare o essere amati?
Nel libro ci sono belle descrizioni della normalità in cui molte famiglie vivono ogni giorno: “Allora l’ho trovato bello, il mio Jo nel suo sonno di bambino malato, e ho amato la mia bugia. Ho pensato che se l’uomo più bello del mondo, più gentile, più tutto, apparisse qui, adesso, io non mi alzerei, non lo seguirei, non gli sorriderei neanche”.
“Ogni sera quando torni a casa, appena sente la chiave nella serratura, fa una cosa bellissima: sistema dietro all’orecchio il suo ciuffo di capelli in disordine e si guarda furtivamente allo specchio, vuole essere bella per te. Vuole essere il tuo regalo”.
“Amavo la mia vita. Amavo la vita che Jo e io avevamo costruito. Amavo il modo in cui le cose mediocri si erano per noi trasformate in belle”.
“Possedevo ciò che i soldi non possono comprare ma solo distruggere. La felicità. La mia felicità, per lo meno. Con i suoi difetti. Le sue banali certezze. Le sue piccolezze. Ma era la mia. Immensa. Scintillante. Unica”.
“Dove sono i bei momenti di dolcezza e di piacer? Dove andaron i giuramenti di quel labbro menzogner? Perché mai se in pianti e in pene per me tutto si cangiò la memoria di quel bene dal mio sen non trapassò? Canto per me, in silenzio, il viso rivolto verso il mare oscuro. Sono amata. Ma non amo più”.
Giudizio personale: 6,5
Avevo letto recensioni che lo definivano un libro visionario e illuminante e anche per questo mi aspettavo un po’ di più da questo romanzo. E’ un libro che si legge velocemente in un pomeriggio, è scritto bene, in modo pulito con frasi brevi ed efficaci dalle quali si intuisce che lo scrittore è un pubblicitario. Il finale è un po’ tirato via e prima delle ultime 5 pagine ero shockato, poi per fortuna nel finale il romanzo si salva e lascia qualcosa dentro. Alla fine perdono un po’ tutti e i cambiamenti avuti con la vincita della lotteria portano solamente un velo di tristezza e di malinconia.
