Archivio dell'autore: Alessandro Vitali
Care amiche, cari amici…

Ho fatto l’errore di vedere il videomessaggio alla nazione di Berlusconi prima di andare a dormire e ora non riesco a prendere sonno. La politica italiana sembra un grande déjà vu dal quale non riusciamo a venirne fuori, un po’ come il giorno della marmotta nel film “Ricomincio da capo”, dove il protagonista si risveglia sempre nello stesso giorno. Purtroppo per noi gli anni passano, ma Silvio fa finta di nulla e sembra tornato al 1994 col suo “Scendiamo in campo”. Berlusconi ormai è il film più visto dagli italiani, Rocky arrivò fino al quinto sequel, ma del Cavaliere ormai non si contano i ritorni (anzi a dir il vero purtroppo non è mai sparito). E così anche in questo video ci ha voluto far sapere che lui ci sarà sempre, anche da decaduto. Ma cazzo sempre sempre, non si può denunciarlo per stalking? Comunque io i suoi video li guardo per ridere e devo dire che ogni volta spara delle bordate che mi lasciano a bocca aperta… Per esempio questa volta ha detto che è orgoglioso di quanto ha fatto per l’Italia in questi vent’anni (la situazione infatti è nettamente migliorata…) per poi criticare la politica troppo superficiale di questi anni, come se lui nel frattempo fosse stato al bar e non in Parlamento. Ma il problema è che mentre io rido delle cose che dice c’è chi si dimentica tutto quello successo in questi vent’anni e va a rivotarlo. Berlusconi è il tipico conta balle che si trova in ogni compagnia, quello che fa un po’ di folclore e che mentre racconta la sua ultima conquista,tutti coloro che lo ascoltano si danno dei colpi di gomito e sogghignano sotto i baffi consci di assistere al nuovo racconto assurdo. Il problema è che molti (uno su tre circa) ignorano di cosa Berlusconi stia parlando, non sanno nulla in materia perché sono intontiti dalla televisione che parla solo delle nozze di Belen e così si lasciano raggirare dal più grande venditore di pentole della storia della Repubblica.
Pendolari d’amore

Binario 19 carrozza 7 posto 14. Oggi è questo il posto che mi ha assegnato Italo. Sono un pendolare dell amore, vivo tra Bologna e Milano, tra casa e fidanzata. A casa amici e parenti non sono contenti: “cazzo sei sempre a Milano!”. A Milano la fidanzata non é contenta: “Non ti vedo mai”. Insomma scontento tutti e soprattutto me. Gli unici contenti sono Italo e Trenitalia, che lucrano sui miei tormenti d amore. In più come beffa hanno fatto anche l’offerta 2×1 per chi viaggia in coppia, mentre a me che viaggio per due invece non ha pensato nessuno. D’altronde finisce spesso che a me non ci pensi nessuno, a volte nemmeno io; sono troppo impegnato a pensare agli altri. E così continuano i miei viaggi d’amore, sono uno dei tanti che vedete con faccia estasiata abbracciarsi in stazione il venerdì sera e con faccia triste sventolare il fazzoletto bianco alla domenica. Si perchè in fondo ogni stazione e ogni aeroporto sono affollatii di gente come me, gente che fa chilometri per scorgere tra la folla quel sorriso che ci fa battere il cuore.
Cent’anni di solitudine

“In quella Macondo dimenticata perfino dagli uccelli, dove la polvere e il caldo si erano fatti cosí tenaci che si faceva fatica a respirare, reclusi dalla solitudine e dall’amore e dalla solitudine dell’amore in una casa dove era quasi impossibile dormire per il baccano delle formiche rosse, Aureliano e Amaranta Ursula erano gli unici esseri felici, e i più felici sulla terra”.
“Aveva dovuto promuovere trentadue guerre, e aveva dovuto violare tutti i suoi patti con la morte e rivoltarsi come un maiale nel letamaio della gloria, per scoprire con quasi quarant’anni di ritardo i privilegi della semplicità”.
“Cosa vuole – mormorò – il tempo passa”. “Così è – disse Ursula – ma non tanto”. Dicendolo, si rese conto che stava dando la stessa risposta avuta dal colonnello Aureliano Buendia nella sua cella di condannato, e ancora una volta rabbrividì constatando che il tempo non passava, come lei aveva appena finito di ammettere, ma che continuava a girare in giro”.
Cent’anni di solitudine è la storia del paese di Macondo, un piccolo pueblo sudamericano fondato dalla famiglia Buendia, che è la protagonista assoluta del romanzo. Il romanzo è una vera e propria opera d’arte di Marquez, che mostra tutto il suo talento in questo scritto, riuscendo a creare un universo reale, ma magico allo stesso tempo. Nel libro si intrecciano continuamente personaggi e vicende e niente è lasciato al caso. Il lettore si affeziona a personaggi che però sono sempre destinati a consumarsi contro un destino avverso e a terminare soli i loro giorni.
Voto: 8
Giudizio personale: Il libro è scritto in modo magistrale e nessuno può dire che è un brutto romanzo, tuttavia non mi ha appassionato da non poter farne a meno. La scelta poi di chiamare tutti i protagonisti Aureliano ed Arcadio non agevola sicuramente il compito al lettore, rendendo la lettura meno scorrevole. Marquez comunque riesce a farci vivere l’atmosfera di Macondo e a farci sentire i patimenti dei personaggi dalla prima all’ultima pagina.
“Erano le ultime cose che rimanevano di un passato il cui annichilamento non si consumava, perché continuava ad annichilirsi indefinitamente, consumandosi dentro se stesso, terminandosi in ogni minuto ma senza terminare di terminarsi mai”
Sono tornato! Le ferie sono finite…
Non sono morto, né ho perso la voglia di scrivere sul blog e confrontarmi col mio adorato pubblico, semplicemente mi sono preso una pausa di riflessione o semplicemente sono andato in ferie… In questo periodo di assenza sono stato due volte nella mia adorata Spagna e altre due in Croazia, terra in cui ho trascorso numerose estati della mia infanzia. Insomma sono soddisfatto dei miei viaggi, ma come al solito non sono sazio e non vedo l’ora di ripartire… Anche perché gli eventi italiani continuano ad alimentare la fiamma della mia fuga. Nei miei viaggi mi sono trovato a seguire il bianconiglio come Alice, il giorno che la tecnologia non si opporrà alle mie forze potrete vedere il video di questa impresa.
Le ultime parole di Kurt Cobain
Era il 5 Aprile 1994 quando Kurt Cobain, leader dei Nirvana, decide di farla finita. Si chiude in casa, si droga e comincia a scrivere un messaggio con inchiostro rosso, un messaggio dedicato a sua moglie e a sua figlia, in cui spiega i motivi del suo gesto. Alla fine trafigge il foglio con la penna e la infilza sul pannello di sughero, dove è solito lasciare gli appunti poi si siede, appoggia la canna della calibro 20 alla testa, e preme il grilletto.
Notti bianche
“Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell’anima! … Parlando d’ogni sorta di signori capricciosi e collerici, non ho potuto fare a meno di rammentare anche la mia saggia condotta in tutta quella giornata”.
“Notti Bianche” racconta la storia di un sognatore e di quello che gli capitò tre notti della sua vita. Per rispettare lo svolgimento della trama, ho deciso di leggere una notte per volta prima di andare a dormire e poi il finale me lo sono tenuto per il viaggio in treno di oggi. Come sempre devo dire che Dostoevskij non mi ha deluso, anche perché un po’ mi sono rivisto nel sognatore della storia, quello che “non desidera nulla, essendo superiore ad ogni desiderio e possedendo tutto, perché è sazio, perché lui stesso è artefice della sua vita creandola ad ogni momento, a suo capriccio”. Questo simpatico protagonista una sera, per i vicoli di San Pietroburgo conosce Nasten’ka e i due si daranno appuntamento per le notti seguenti, in un’altalena di emozioni.
Voto: 8
Giudizio personale: che dire Dostoevskij è sempre una certezza, il linguaggio è forbito, le descrizioni precise e romantiche animano racconti mai banali. Racconti che narrano e descrivono alla perfezione le emozioni e i sentimenti umani. Una lettura leggera e super consigliata, che rinfresca le notti d’estate con la magica atmosfera di San Pietroburgo.
L’amore è un difetto meraviglioso

Ho iniziato a leggere questo libro dopo aver letto: “Graeme Simsion, australiano, è uno sceneggiatore cinematografico al suo esordio nella narrativa. Ancora prima della pubblicazione ha vinto un prestigioso Premio in patria, il Victorian Premier’s Literary Awards. I diritti di traduzione del suo romanzo sono stati venduti, fino ad ora, in oltre 30 Paesi. È stato effettivamente il romanzo più conteso alla Fiera di Francoforte 2012″ o altre recensioni dove veniva descritto il libro come caso editoriale del 2013.
Le aspettative insomma erano alte e devo dire che l’idea di fondo di fare un test per il “Progetto Moglie” mi incuriosiva (ho pensato di farne uno anche io), però nel libro è poco curata e vengono sottolineati sempre i soliti due o tre punti. La storia narra le vicende del genetista Don, che è il tipico nerd alla Big Bang Theory, che non si sa relazionare con le donne, ma nemmeno con gli uomini. Il protagonista decide che a 39 anni è ora di trovare moglie e così programma l’amore come programma tutto il resto della sua vita. A sconvolgere i programmi di Don, arriva però Rosie, la bella ragazza, intelligente, simpatica, che fa mille lavori e che ovviamente si innamora di lui. Non vi svelo il finale, anche se io l’ho capito quando Rosie ha aperto la porta dell’ufficio di Don e mancavano ancora due terzi del libro, che ho letto facendo una fatica incredibile.
Voto: 5
Giudizio personale: Il libro è scritto benino, però i contenuti sono troppo ovvi e banali. I personaggi non hanno sfaccettature, sono tutti monocorda ed estremizzati, forse l’unica con una polivalenza caratteriale è Rosie. Don è il nerd iperprogrammatico, portato all’estremo, uno che ogni giorno della settimana mangia le stesse cose, allo stesso orario, che non va in balcone perché è una perdita di tempo, che fa la spesa di corsa allo stesso orario in cui il pescivendolo gli prepara la busta e il resto. Don, insomma è un personaggio che non esiste nella vita reale e lo dico pur senza conoscere nessun genetista. L’amico di Don è Gene, un nerd sciupafemmine che fa le corna alla moglie. la quale però vive la cosa in tutta serenità. Insomma ho trovato molti passi assurdi e l’ho trovato abbastanza noioso e per tanto ne sconsiglio la lettura a meno che abbiate proprio del tempo da perdere o così poca immaginazione per non capire come andrà a finire.

