Archivio dell'autore: Alessandro Vitali

Recensione di ZeroZeroZero

ZeroZeroZero di Roberto Saviano

“C’è un fiume che scorre sotto le grandi città, un fiume che nasce in Sudamerica, passa dall’Africa e si dirama ovunque. Uomini e donne passeggiano per via del Corso e per i boulevard parigini, si ritrovano a Times Square e camminano a testa bassa lungo i viali londinesi. Non sentono niente? Come fanno a sopportare tutto questo rumore?”  Saviano in questo libro vuole risvegliare nel lettore l’interesse verso la cocaina, uno dei motori del mondo e che viene ignorata, sottovalutata da molti. La cocaina è un problema che crediamo essere lontano anni luce da noi, crediamo che sia solo in Colombia e invece Saviano ci mostra la globalità del problema e quando ho trovato il mio paesino citato nel testo un paio di volte mi sono venuti i brividi. La cocaina è accanto a noi: “L’imprenditore, il professore, il dirigente. Lo studente, il lattaio, il poliziotto. L’amico, il parente, la fidanzata. Vengono anche loro dall’abisso?”. “Zerozerozero” è un libro che ti aprirà gli orizzonti, che ti farà vedere tutto sotto un altro punto di vista: quello del narcotraffico. Spesso leggendo il libro ti incazzerai, a volte resterai stupito di quanto crudele possano essere gli esseri umani e a volte ti troverai attratto dalle storie dei grandi narcotrafficanti del mondo, come Pablito Escobar e Felix Gallardo. Scorrendo le pagine vedrai che l’Italia grazie alla ‘Ndrangheta ricopre un ruolo chiave nel commercio di cocaina in Europa e non solo. “La cocaina è la benzina dei corpi. E’ la vita che viene elevata al cubo. Prima di consumarti, di distruggerti. La vita in più che sembra averti regalato, la pagherai con interessi da strozzino. Forse, dopo. Ma dopo non conta nulla. Tutto è qui e ora.” Anche il lettore pagherà questa lettura, perché dopo aver letto questo libro dubiterà maggiormente di chi ha intorno, vedrà il mondo filtrato da un velo bianco, quello della cocaina.

Voto: 6,5.

Opinione personale Personalmente consiglio di leggere questo libro, perché fornisce molte informazioni sul mondo e sull’economia che ci circonda e quindi lo ritengo socialmente utile. La prima parte del libro è veramente bella ed intrigante, purtroppo però Saviano si perde e cercando di seguire troppe storie finisce per non raccontarne nessuna. Il libro dopo appare come un block notes dello scrittore, dove sono raccolti tanti appunti. Personalmente avrei preferito che si soffermasse su una storia singola e l’avesse approfondita maggiormente dopo aver dato una panoramica del narcotraffico mondiale. Nelle pagine del libro, traspare chiaramente anche una difficoltà del Saviano uomo, costretto a vivere con la scorta il resto dei suoi giorni e lontano dalle piccole, ma grandi gioie della vita.

Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca

L’economia dei sentimenti

Oggi voglio parlare di economia. Si l’economia dei sentimenti, perché in fondo anche i sentimenti sono un po’ come la Borsa. Ci sono investimenti sicuri, investimenti a rischio, situazioni per cui i nostri sentimenti possono cambiare da un momento all’altro o possono rimanere costanti per sempre. In fondo anche le cose hanno un valore diverso per tutti noi, tutti abbiamo oggetti che per noi sono di valore inestimabile anche se magari costano 5 euro, ma sono legati a un ricordo, a una persona. E le persone invece quanto valgono? Ma soprattutto quando capiamo il vero valore di una persona? Spesso nella mia vita mi sono arrabbiato con me stesso perché capivo tardi il valore di una persona, sottovalutavo quanto fosse importante per me e me ne accorgevo solo quando l’avevo persa. Poi sorgeva in me il dubbio che invece sopravvalutassi a posteriori la persona solo per una crisi di astinenza come quelle dei tossicodipendenti. Dopo un’attenta analisi però sostengo che sia del tutto normale capire il valore di una persona alla fine. In fondo è come se andassi a cena e uno mi chiedesse dopo l’antipasto se ho mangiato bene, non saprei dargli una risposta oggettiva e corretta. Quindi per capire quanto veramente vale per te una persona devi stare senza di quella, superare la crisi d’astinenza e valutare o, ancora meglio, senza aspettare che il cameriere ti porti il conto, quando sei lì che mangi il dolce e ne mancano pochi cucchiaini legati alla sedia dove sei.

Una boccata d’ossigeno

Mi stavo fumando una sigaretta. Faceva bel tempo, era incredibile come anche il tempo mi prendesse per il culo. Quando ero felice pioveva e in quei giorni lì, che ero a terra, lui rideva, risplendeva di luce in ogni angolo. Ero per terra in tutti i sensi, anche in quello letterale. Seduto su un marciapiede davanti al suo portone. Pensavo che era il mio momento più basso della mia esistenza, io a fare la posta sotto casa di una, disperato come un barbone. Poi pensai alla mia vita e trovai almeno un paio di punti più bassi e questo mi diede forza. In fondo poi ero lì per una buona causa. Ci avevo riflettuto a lungo e no non l’avrei implorata di riprovarci e mi ero imposto di non versare nemmeno una lacrima. Anche se avrei voluto baciarla e abbracciarla, non dovevo farlo. Lei magari l’avrebbe fatto, ma poi dopo poco sarebbe tornato tutto come prima coi soliti mille problemi. Ero lì solo per parlarle un’ ultima volta guardandola negli occhi, per uscire dalla mia solita passività, volevo solo vedere se mi riusciva a ripetere guardandomi in faccia quello che mi aveva detto squallidamente per messaggio. Che schifo la tecnologia, quanti momenti di vita ci ha tolto. Io chiedevo solo di essere solo lasciato a tu da una persona che ha il coraggio di guardarmi mentre lo fa. Era per quello che ero lì, che mi ero fatto duecento chilometri e che stavo aspettando da due ore e un quarto. Guardavo tutti i passanti come se da un momento all’altro dovesse sbucare lei, ma mai niente. Ormai era sera e di lei nessuna traccia, quando all’improvviso vidi una ragazza con un cappotto di pelle come il suo con un ragazzo al seguito. Mi si fermò la salivazione. Ma per fortuna non era lei. Ah in quel momento fui contento della mia miopia e poi mi dissi che si c’erano dei problemi come la distanza e qualche incompatibilità di carattere, ma in fondo lei era la ragazza di cui ero innamorato, non poteva essere così stronza da essere già con un altro il giorno dopo avermi lasciato. Ma come spesso era accaduto nella vita, avevo pensato troppo. Ero andato oltre. Infatti eccola arrivare dopo dieci minuti mano nella mano con quell’essere mitologico che incarnava tutte le scuse dei giorni prima. Contai fino a dieci, lei non mi aveva visto, potevo tornarmene a casa, fare finta di non aver visto niente e poi chiamarla al telefono urlandole il mio odio. Ah la mia solita passività… No basta questa volta no, avrei agito. E così la fermai, prima che aprisse il portone di casa a braccietto con lui. Era vestita con quella gonnellina che avevamo comprato insieme la settimana scorsa; era così contenta quando la comprammo. Probabilmente pensava già ad indossarla con lui nelle loro passeggiate sui navigli, con me ormai a stento si truccava e io scemo che le dicevo che era bella anche così, non avevo capito niente come tante altre volte. Cercai di mantenere il mio aplomb anche se tutti quei pensieri in testa volavano alla velocità della luce. Quando lei mi vide impallidì, scorsi una sorta di terrore nei suoi occhi e cercò di andare verso il portone di casa. La fermai per un braccio e le dissi : “Sono venuto per parlarti. E’ da oggi a pranzo che sono qua. Voglio solo parlare”. Lei stette ferma immobile come pietrificata e non apri bocca, cosa che fece invece il suo accompagnatore: “Hey chi sei? Cosa vuoi? Vedi di lasciarla in pace”

Ringraziando il corso di yoga mantenni una calma olimpica e risposi “Sono quello con cui ha fottuto fino a martedì scorso e vorrei capire da lei chi cazzo sei tu, anche se a dire il vero so già chi sei. Sei quello che si scoperà domani e che dopodomani sarai qua a disperarti come me perché ti ha sostituito con un altro”. Mi compiacqui della mia uscita brillante, ma notai che avevo creato un impasse nella discussione, nessuno diceva più nulla. Allora ripresi la parola e dissi a lei: “Possiamo parlare in privato dieci minuti per favore?”. Lei continuò a tacere e a fissarmi, al che lo “scopatore del domani” tornò alla carica e mi disse con lo stesso tono di prima: “Hey bello vedi di smammare”. Il corso di yoga non servì più. Non dissi nulla, ma gli diedi un pugno sul naso e sentii il rumore dell’osso rompersi. La sua maglia bianca si tinse di rosso e lei accorse a  preoccuparsi delle sue condizioni. Io li guardai schifato e dissi: “Una che parla troppo poco e uno che parla troppo. Sarete una bella coppia”. Mi girai e me ne andai, era già buio e dovevo tornare a casa. La mano destra sul volante mi faceva un po’ male, ma il cuore era più leggero, avevo respirato dopo un apnea di 200 chilometri.

Vaneggio notturno sull’ipocrisia e il tradimento

Buonanotte miei lettori! Scusate la mia assenza in questi ultimi giorni e scusatemi se non vi ho fatto gli auguri per la festa dei lavoratori, ma in fondo io sono disoccupato, non c’era molto da festeggiare…  Mi scuserete se stasera vi uso da valvola di sfogo e non parlerò di politica, cultura, sport e altre cose ma solo di me stesso, in fondo siamo una comunità e quindi si condividono un po’ tutti i pensieri. Stasera volevo dirvi che odio l’ipocrisia e odio il tradimento. In fondo se Dante aveva messo il tradimento come peggiore dei peccati, anche dopo l’omicidio un motivo ci sarà… Peccato che gli ipocriti e i traditori non vadano in galera al giorno d’oggi, ma d’altronde già abbiamo il problema del sovraffollamento delle carceri, immaginatevi cosa diventerebbe dopo l’Italia, un paese di galeotti. Al giorno d’oggi tutti ti sorridono davanti e poi ti parlano dietro, tutti aspettano che ti volti per infilarti il pugnale nella schiena. Mai una persona che abbia il coraggio di pugnalarti quando lo guardi negli occhi. “Eccomi sono qua. Sono davanti a te. Il mio cuore è qua, in alto a sinistra. Guarda te lo cerchio con un pennarello rosso così lo centri meglio. Dai spingi quella lama cazzo! No eh… Sei forte solo quando sono girato, solo quando non ci sono”. Da giovane non avrei tradito mai; con gli anni dopo aver ricevuto le prime coltellate alla schiena ho iniziato a sferrarne qualcuna anche io, pur facendomi schifo da solo. Dopo ho imparato a girarmi e ad uscire con più attenzione. Oggi mi ritrovo con la schiena al muro in uno stanzino chiuso a chiave.

Certe notti

Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi 

quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai. 

Aveva ragione il Liga, ci sono quelle notti che torni a casa con la faccia e il sorriso da ebete perché sei stato con i tuoi amici e avete riso e vi siete divertiti come mai prima d’ora o forse come sempre. Quelle notti che ti fanno essere felice e contento con il mondo, che stacchi la spina e pensi solo a goderti la vita. In quelle notti per me c’è nascosto il senso della vita, se perdi anche quel vizio ti ritrovi in una bara, anche se cammini ancora. L’unico problema di certe notti è che finiscono troppo presto.

Bella Ciao

Questa mattina mi sono alzato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Questa mattina mi sono alzato
ed ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Bel partigiano, portami via,
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!».

Buon 25 Aprile a tutti!

Oggi 25 Aprile si festeggia l’anniversario della liberazione d’Italia dall’occupazione nazista. Era il 1945, l’Italia era finalmente libera e la guerra era finita. La dittatura fascista era volta al termine e tutti potevano guardare alla vita con speranza nel nostro paese. E infatti l’Italia risorse, ci fu il boom economico, il made in italy esportato nel mondo e tornammo ad essere uno dei paesi più importanti al mondo. Il più bello in fondo lo siamo sempre stato. Ma oggi, 25 Aprile 2013 siamo veramente liberi? O siamo tornati ad essere sotto il dominio tedesco? Anziché occuparci coi carri armati ci tengono in scacco con le banche ed è evidente come l’Italia non sia totalmente libera di prendere decisioni politiche sul suo futuro, a prescindere dal fatto che non abbiamo ancora un governo o qualcosa che ci assomigli. Comunque oggi deve essere un giorno di festa per sempre. Non dobbiamo mai dimenticare quello che siamo stati, per non tornare a sbagliare come un tempo. Quindi non usate questa data per fini politici, ma solamente per ricordare quello che siamo stati e quello che hanno fatto i padri dei nostri padri per regalarci la libertà che oggi abbiamo.

La poesia Rio Bo di Aldo Palazzeschi

Rio Bo

Tre casettine

dai tetti aguzzi,

un verde praticello,

un esiguo ruscello: rio Bo,

un vigile cipresso.

Microscopico paese, è vero,

paese da nulla, ma però…

c’è sempre disopra una stella,

una grande, magnifica stella,

che a un dipresso…

occhieggia con la punta del cipresso

di rio Bo.

Una stella innamorata?

Chi sa

se nemmeno ce l’ha

una grande città.

Aldo Palazzeschi

 

L’universo del libro

Buonanotte lettori, oggi è stata la giornata del libro e vi ho scritto un po’ di citazioni sui libri e come è nata questa giornata di celebrazione dei libri. Da scrittore ora vorrei dirvi che lettore sono. Sono un lettore incostante, non divoro libri li assaggio piano piano, a volte li abbandono ma poi li riprendo sempre a meno che proprio non riesca a digerirli. Ce ne sono alcuni però che sono come la nutella e non riesce a mangiarne un cucchiaino solo, te lo finisci in un attimo di nascosto al buio della tua stanza. Sono molto geloso dei miei libri e non mi piace prestarli, soprattutto quelli che mi piacciono molto, preferisco regalarne una copia alla persona interessata, ma non la mia; sai mai che mi venisse voglia di rileggerne un pezzo il prossimo weekend… Quando devo scegliere un libro mi piace farmi consigliare e tengo un bloc notes con tutti i libri che mi suggeriscono, ma aspetto per prenderli quando sento che è il momento giusto. Quando l’ho comprato vado quasi sempre a sbirciare le ultime tre righe, sono troppo curioso per aspettare e così spesso mi leggo la fine prima dell’inizio. Già da lì la mia mente inizia a volare e immagina quello che può succedere nella storia, già da lì sono dentro l’universo del libro.