Archivio dell'autore: Alessandro Vitali

L’ottimismo è il profumo della vita

Buonanotte lettori e lettrici! Dopo giornate in cui vi ho ammorbato con il mio pessimismo cosmico, ho pensato che i miei lettori si meritassero anche un po’ di ottimismo. D’altronde come diceva Tonino Guerra “l’ottimismo è il profumo della vita” e come si può vivere senza sentire i profumi della natura, del corpo, di tutto il mondo? E allora vi lascio con questo bel video di Mannarino, che mi ha consigliato un’amica e che mi ha fatto capire che malgrado tutte le sfortune che uno possa avere ha sempre la vita, che è la fortuna più grande del mondo.

L’alba della rinascita

Ci sono tanti giorni che seguono avanti tutti uguali, come nulla fluiscono, passano senza lasciare il segno. Poi dopo un po’ ti fermi, capisci che qualcosa non va, che così non puoi continuare o finirai per annullarti, per non vivere, per essere solo frutto della tua routine. Ci sono quei giorni che capisci che è ora di cambiare pagina, cambiare vita, paese, città o forse solamente di cambiare te stesso, che a volte è la cosa più difficile da fare. Oggi è un nuovo giorno, è l’inizio di una nuova era, dove ti porterà non lo sai e con chi vivrai questa nuova vita nemmeno, sai solo che vuoi cambiare le cose e ti impegnerai per farlo in un modo o nell’altro. Anche se è pomeriggio è l’alba di una nuova rinascita, l’ennesima, non l’ultima.

Tutto brucia

Devo guardare avanti, me lo sono imposto come hai fatto tu. Ma vorrei sapere la ricetta magica per riuscire a non pensare a certe cose, a non guardarmi mai indietro. Io le ho scese le scale sono partito in avanti, mi sono girato un paio di volte e anche tu. Tu hai continuato, io mi sono fermato e poi come una calamita ti sono corso dietro con il cuore in gola. E’ dura guardare avanti quando ogni canzone mi sembra parlare di te, quando dormo nel letto dove abbiamo fatto l’amore, quando trovo tracce di te in ogni cassetto, in ogni foglio sulla scrivania, Anche i miei vestiti mi ricordano i momenti vissuti insieme, quando ce li sfilavamo e li lanciavamo sul pavimento. Cosa devo fare? Dare fuoco a tutto quello che ho di nostro? Ma poi penso che anche dall’incendio uscirebbe il tuo profumo e che comunque il fuoco che ho dentro non posso proprio spegnerlo.

L amore non ha ragioni.

È l amore, non la ragione, che é più forte della morte. Thomas Mann

L amore ha ragioni, che la ragione non conosce.
Pascal

Chi non ha mai fatto una follia per amore non ha mai amato.
W. Shakespeare

Condannato a morte

No non ce la posso fare mi dispiace, non riesco a non pensare, a staccare il cervello. Non riesco a pensare che tra qualche ora non potrò rivedere più quegli occhi e ribaciare quella bocca. Son le mie ultime ore di vita, non posso dormirle, non posso smettere di pensare al boia che mi strapperà via il cuore dal petto e lo lascerà marcire sul pavimento. Son condannato a morte o forse ancor peggio sono condannato a soffrire. L inferno sarà ancor più atroce per chi ha visto negli occhi il Paradiso.

Io vivo con il cuore

Non ho fame,

non ho sete

e nemmeno sonno

L’energia è dentro di me,

non ho bisogno di droghe.

La mia droga è l’amore.

L’amore annienta ogni necessità.

Io vivo con il cuore.

 

Io vs Dio (Capitolo 1)

1. Capitolo

Io vs Dio

C’è chi si trova nel baratro per colpa sua, chi non sa quando c’è entrato e come ci sia arrivato, nella mia storia invece c’è una data precisa. Un giorno in cui tutto è cambiato. Sono pochi i giorni nella tua vita che ti ricorderai per sempre. Di cui non dimenticherai nemmeno un particolare, nemmeno la faccia della donne delle pulizie che hai incrociato, nemmeno il colore della giacca che avevi e il profumo che indossavi… Sono meno di dieci i giorni che segnano la nostra vita. Due di questi sono il giorno della nascita e quello della morte. Se pensiamo che un uomo di 75 anni vive più di 27.000 giorni è incredibile pensare che la nostra vita sia influenzata da una quantità così minima di momenti rispetto al totale che trascorriamo a non fare nulla. Ma è così. Per me il giorno in cui iniziò tutto era il 15 Aprile del 2005, avevo 19 anni e non vedevo l’ora di arrivare ai venti, era un giorno qualsiasi, ma la mia vita cambiò un po’ come succede nei film. Mi addormentai giovane e mi svegliai uomo. Perché tutto succede quando meno te lo aspetti. Un giorno vai in ufficio al World Trade Center come tutte le mattine e ti vedi arrivare un aereo che punta dritto verso di te. Spesso non vedi arrivare nulla, spesso pensi che sarà risolvibile, ma a volte non ci puoi davvero fare nulla. E’ così che iniziò la mia battaglia personale contro Dio. Qualcuno doveva essere colpevole di quanto mi stava succedendo, qualcuno doveva pur rispondere a tutti i miei perché, alla mia incredulità. In quei momenti c’è chi prende Dio con sé e decide di giocarci insieme la partita della vita, decide che lui è l’uomo in più, quello che salverà la squadra. Io invece ho deciso di giocarci contro, di dimostrargli che ero più forte; me la doveva pagare per quello che mi aveva fatto e sapevo che un giorno mi sarei auto proclamato vincitore della disputa. Nel mio scontro virtuale sul ring, partii bene, mostrai coraggio e determinazione, affondai anche un paio di colpi. Mi sentivo forte, giovane e imbattibile, Lui lo sapeva e mi fece stancare, correvo saltavo e giravo intorno a lui che mi guardava con quel suo sorriso di scherno. Nei momenti in cui mi sentivo più forte lui mi colpiva. Ai reni, in volto, ma soprattutto nel centro del petto. Io incassavo bene, ma ormai ero una maschera di sangue e in quel duello l’arbitro non c’era. Si combatteva fino alla morte, quella era la regola. Spesso ho pensato di lanciare l’asciugamano, di arrendermi dinanzi alla sua forza. Ricordo ancora quel colpo che mi diede il Natale del 2010, quando finalmente mi sentivo felice, lontano da tutto avevo ricominciato a vivere. Stavo tornando per raccontarlo alle mie persone più care, mia nonna mi aveva chiamato chiedendomi cosa volessi mangiare al ritorno. Per loro il mangiare era un’arte, una fissazione, per me era solo benzina da mettere in corpo. Comunque per il mio ritorno da tradizione bolognese volli i tortellini. Tornai a casa, ma mia nonna non c’era ad aspettarmi, non ho più potuto abbracciarla. Se l’era presa con sé. Quella volta caddi al tappeto, salii sulla finestra e guardai sotto. Bastava fare due passi in avanti e tutto sarebbe finito. Avrei perso, ma era una battaglia in cui non c’era nulla da fare. Molti avrebbero pensato che ero un debole, ma nessuno aveva preso i pugni che avevo preso io e nessuno aveva mai battuto il destino. Non c’era più motivo di continuare, nemmeno mi ricordavo perché stessi combattendo. Il tempo mi aveva logorato, ero stanco stremato. L’arbitro contava i secondi che mancavano alla fine. I primi nemmeno li sentii, la mia testa e la mia anima avevano già mollato.

Iniziai a sentire il conteggio dal numero 5.

6.

7.

8… mi bussarono alla porta. Era il mio fratellino, mi voleva fare gli auguri di Buon Natale e darmi un biglietto con scritto che mi voleva bene. Guardai l’arbitro e feci segno di si con la testa. Tornavo a combattere, perché in fondo c’è sempre un motivo nel nostro cuore per non mollare mai.

Incipit

E’ notte fuori, spengo le luci e mi fumo una sigaretta. Il silenzio mi circonda, l’unico rumore è quello del mio aspirare. Mi fa schifo fumare, odio il sapore che mi rimane in bocca, quell’amaro sulla lingua, odio sentire l’odore della sigaretta sulle mie dita. Però di questa sigaretta ne avevo bisogno, mi placa. E poi è quella che avevo infantilmente capovolto nel pacchetto; è l’ultima, quella del desiderio da esprimere. Sinceramente non so cosa richiedere al genio del pacchetto delle Marlboro, ho tante troppe cose da cambiare nella mia vita. I miei rapporti con l’altro sesso sono fallimentari, da pochi giorni si è conclusa la storia con la mia ultima ragazza, che è entrata a fare parte del pacchetto nutrito delle ex. Ho un gruppo buono di amici, ma mi sento sempre solo. Vanno bene per ridere, bere un coca rum e guardare la partita la domenica allo stadio, però non riesco a raccontar loro i miei problemi, le mie angosce. Non ho un lavoro, devo laurearmi e gli anni di fuori corso superano ormai il numero delle ex fidanzate. E poi c’è quel problema lì, quello che non si risolverà mai, quello che solo la Divina Provvidenza può terminare. Il problema da cui è nato tutto, la frana che ha creato il baratro in cui sono cascato e da cui non sono ancora uscito. Forse potrei chiedere questo all’ultima sigaretta. Di uscire da questo baratro, di rivedere la luce. Di tornare a camminare nel mondo dei vivi, senza restare a fissarli da una finestra con una sigaretta di merda in mano.

Bianconiglio.net | 5 Maggio di Alessandro Manzoni

5 Maggio 

Ei fu. Siccome immobile, 
dato il mortal sospiro, 
stette la spoglia immemore 
orba di tanto spiro, 
così percossa, attonita 
la terra al nunzio sta, 
muta pensando all’ultima 
ora dell’uom fatale; 
né sa quando una simile 
orma di pie’ mortale 
la sua cruenta polvere 
a calpestar verrà. 
Lui folgorante in solio 
vide il mio genio e tacque; 
quando, con vece assidua, 
cadde, risorse e giacque, 
di mille voci al sònito 
mista la sua non ha: 
vergin di servo encomio 
e di codardo oltraggio, 
sorge or commosso al sùbito 
sparir di tanto raggio; 
e scioglie all’urna un cantico 
che forse non morrà. 
Dall’Alpi alle Piramidi, 
dal Manzanarre al Reno, 
di quel securo il fulmine 
tenea dietro al baleno; 
scoppiò da Scilla al Tanai, 
dall’uno all’altro mar. 
Fu vera gloria? Ai posteri 
l’ardua sentenza: nui 
chiniam la fronte al Massimo 
Fattor, che volle in lui 
del creator suo spirito 
più vasta orma stampar. 
La procellosa e trepida 
gioia d’un gran disegno, 
l’ansia d’un cor che indocile 
serve, pensando al regno; 
e il giunge, e tiene un premio 
ch’era follia sperar; 
tutto ei provò: la gloria 
maggior dopo il periglio, 
la fuga e la vittoria, 
la reggia e il tristo esiglio; 
due volte nella polvere, 
due volte sull’altar. 
Ei si nomò: due secoli, 
l’un contro l’altro armato, 
sommessi a lui si volsero, 
come aspettando il fato; 
ei fe’ silenzio, ed arbitro 
s’assise in mezzo a lor. 
E sparve, e i dì nell’ozio 
chiuse in sì breve sponda, 
segno d’immensa invidia 
e di pietà profonda, 
d’inestinguibil odio 
e d’indomato amor. 
Come sul capo al naufrago 
l’onda s’avvolve e pesa, 
l’onda su cui del misero, 
alta pur dianzi e tesa, 
scorrea la vista a scernere 
prode remote invan; 
tal su quell’alma il cumulo 
delle memorie scese. 
Oh quante volte ai posteri 
narrar se stesso imprese, 
e sull’eterne pagine 
cadde la stanca man! 
Oh quante volte, al tacito 
morir d’un giorno inerte, 
chinati i rai fulminei, 
le braccia al sen conserte, 
stette, e dei dì che furono 
l’assalse il sovvenir! 
E ripensò le mobili 
tende, e i percossi valli, 
e il lampo de’ manipoli, 
e l’onda dei cavalli, 
e il concitato imperio 
e il celere ubbidir. 
Ahi! forse a tanto strazio 
cadde lo spirto anelo, 
e disperò; ma valida 
venne una man dal cielo, 
e in più spirabil aere 
pietosa il trasportò; 
e l’avvïò, pei floridi 
sentier della speranza, 
ai campi eterni, al premio 
che i desideri avanza, 
dov’è silenzio e tenebre 
la gloria che passò. 
Bella Immortal! benefica 
Fede ai trïonfi avvezza! 
Scrivi ancor questo, allegrati; 
ché più superba altezza 
al disonor del Gòlgota 
giammai non si chinò. 
Tu dalle stanche ceneri 
sperdi ogni ria parola: 
il Dio che atterra e suscita, 
che affanna e che consola, 
sulla deserta coltrice 
accanto a lui posò.

Alessandro Manzoni

L’attesa

Era ieri e mi insegnasti che l’attesa era piacere

ed era vero.

Ogni momento portava un sorriso

uno sfiorarsi di sguardi e di mani.

Ci annusavamo e ci guardavamo

come fa l’esploratore tra le foreste

inesplorate.

Oggi in quelle terre dove l’amore

rinverdiva i terreni

la guerra ha bruciato tutti i fiori

e l’attesa è divenuta straziante sofferenza.