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Incipit

E’ notte fuori, spengo le luci e mi fumo una sigaretta. Il silenzio mi circonda, l’unico rumore è quello del mio aspirare. Mi fa schifo fumare, odio il sapore che mi rimane in bocca, quell’amaro sulla lingua, odio sentire l’odore della sigaretta sulle mie dita. Però di questa sigaretta ne avevo bisogno, mi placa. E poi è quella che avevo infantilmente capovolto nel pacchetto; è l’ultima, quella del desiderio da esprimere. Sinceramente non so cosa richiedere al genio del pacchetto delle Marlboro, ho tante troppe cose da cambiare nella mia vita. I miei rapporti con l’altro sesso sono fallimentari, da pochi giorni si è conclusa la storia con la mia ultima ragazza, che è entrata a fare parte del pacchetto nutrito delle ex. Ho un gruppo buono di amici, ma mi sento sempre solo. Vanno bene per ridere, bere un coca rum e guardare la partita la domenica allo stadio, però non riesco a raccontar loro i miei problemi, le mie angosce. Non ho un lavoro, devo laurearmi e gli anni di fuori corso superano ormai il numero delle ex fidanzate. E poi c’è quel problema lì, quello che non si risolverà mai, quello che solo la Divina Provvidenza può terminare. Il problema da cui è nato tutto, la frana che ha creato il baratro in cui sono cascato e da cui non sono ancora uscito. Forse potrei chiedere questo all’ultima sigaretta. Di uscire da questo baratro, di rivedere la luce. Di tornare a camminare nel mondo dei vivi, senza restare a fissarli da una finestra con una sigaretta di merda in mano.

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