Archivio dell'autore: Alessandro Vitali

Il colibrì – Sandro Veronesi

Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità. Ma questo è perché il nostro tempo ha conferito via via sempre più valore al cambiamento, anche a quello fine a se stesso, e il cambiamento è quello che vogliono tutti. Così, non c’è niente da fare, alla fine chi si muove è coraggioso e chi resta fermo è pavido, chi cambia è illuminato e chi non cambia è un ottuso. È ciò che ha deciso il nostro tempo. Per questo mi fa piacere che tu ti sia accorta che ci vogliono coraggio ed energia anche per restare fermi”.

Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz’aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all’indietro…

Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è soprannominato il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d’acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali.

VOTO: 6,5

Giudizio personale: Leggendo il libro è difficile non familiarizzare con Marco Carrera; un personaggio a cui ogni lettore credo si sia affezionato. Tuttavia nel libro c’è qualcosa che non mi ha convinto nello svolgimento della trama. Mi è sembrato che al povero Marco Carrera gliene siano capitate un po’ troppe. Dopo un inizio promettente, il libro perde un po’ di potenza. Alcuni tratti li ho trovati inverosimili e un po’ banali. Il finale invece è iconico e l’ho trovato molto bello. E’ un libro scritto bene, che fa anche riflettere sul corso della vita; però non mi ha lasciato completamente soddisfatto e la lettura è stata lenta e non mi sono mai sentito travolto dalla voglia di andare avanti. Personalmente di Veronesi ho preferito ‘Caos Calmo’.

Mr. Vertigo – Paul Auster

Ho iniziato questo 2024 finendo Mr. Vertigo, libro che avevo scelto di leggere dopo averne sentito parlare in radio. E’ un libro che ho molto apprezzato e anche per questo ho deciso di farne una breve recensione.

Il libro parla della vita di Walter Rawley, un ragazzino povero di St. Louis che sembra destinato a una vita triste, ma poi incontra il suo mentore Master Yehudi, un uomo tenebroso, che gli promette di insegnargli a volare. Il loro rapporto inizia con il ragazzo che arriva ad odiare il suo maestro, ma col passare delle pagine e dei km che percorrono insieme sulle strade americane; il giovane capisce e apprezza sempre di più il suo maestro fino a renderli inseparabili. Insieme a Walt percorriamo le strade e la storia di mezzo secolo americano. Un libro entusiasmante, con una scrittura fluida che ci fa sognare e poi ci riporta subito alla realtà.

“In fondo, non credo che occorra un talento particolare per sollevarsi da terra e librarsi a mezz’aria. E’ qualcosa che tutti abbiamo dentro, uomini, donne, bambini, e se uno ha voglia di metterci tanto lavoro e concentrazione, non c’è essere umano che non potrebbe ripetere le gesta che io ho compiuto nei panni di Walt il Bambino Prodigio. Basta smettere di essere se stessi. E’ da lì che si comincia; tutto il resto viene di conseguenza. Basta lasciarsi svaporare. Eliminate ogni tensione muscolare, concentratevi sul respiro fino a sentire l’anima che esce dal corpo, e infine chiudete gli occhi. E’ così che si fa. Il vuoto che vi si crea dentro il corpo si fa più leggero dell’aria che vi circonda. A poco a poco, pesate meno di nulla. Chiudete gli occhi; allargate le braccia e lasciatevi svaporare. A quel punto, poco per volta, vi solleverete da terra.
Ecco, così.”

Voto del libro: 8.5

Penso si tratti di uno di quei libri da mettere nella categoria DA LEGGERE. La storia di Walt mi ha ricordato tanto la storia di Forrest Gump, che è il mio film preferito, per come è strutturata. E’ scritto bene, fluido, è interessante, ci trasporta nella storia e nei territori dell’america e poi fa riflettere anche un po’ sul senso della vita. Correte in libreria, fidatevi di me.

A volte ritornano

Che dire è passato tanto tempo dall’ultima volta che ho scritto sul mio blog. Ora torno qua solamente perché oggi ho rinnovato il mio dominio. Anche se sono anni che non scrivo, ho sempre continuato a pagare perché in fondo ci tengo al mio piccolo bianconiglio creato anni fa. Mi fa sorridere ora rileggere che sognavo di andare in Polonia e di non tornare più. Beh in questi anni alla fine sono emigrato davvero e sono stato vicino alla Polonia, a Berlino per la precisione. Però sono tornato anche a casa un po’ per amore, un po’ per nostalgia di questo nostro paese malato, ma sempre bellissimo.

Tante cose sono cambiate in questi anni, tante si sono consolidate. La voglia di scrivere invece mi è sempre rimasta, anche se fatico sempre a ritagliarmi un po’ di tempo per questa passione. Buonanotte a tutti sognatori.

Il discorso tipico dello schiavo

Dopo tanto tempo torno a scrivere qualcosa e vi propongo questo discorso di Silvano Agosti. E’ qualcosa che ho sentito l’altro giorno su Radio 105 e mi ha fatto riflettere molto. In realtà sono cose che ho sempre pensato e sentito anch’io sentendomi dare del pazzo, un po’ come Galileo Galilei.
E voi che ne pensate? Ascoltate e commentate!

La mia versione del finale di Birdman

Come ho annunciato nel titolo, qua parlerò del finale del film Birdman; quindi siete avvisati, se non avete ancora visto il film state per imbattervi in un grandissimo SPOILER. Finora ho parlato poco di film nel mio blog, anche perché è raro trovare film interessanti negli ultimi anni. Tuttavia una decina di giorni fa sono andato a vedere “Birdman” e devo dire che è un film che ti lascia qualcosa e soprattutto il finale mi ha lasciato dentro un tarlo che ancora non se n’è andato. Perché il regista ha voluto lasciarci con il tipico finale aperto a più interpretazioni, forse perché così ogni spettatore può immaginare quello che più preferisce e decidere se Birdman nel finale muore o spicca il volo. Dopo averci riflettuto un po’ io mi sono dato la mia versione del finale di Birdman, spero che vi possa piacere e che possiate adottarla anche voi come possibile finale, ma in alternativa sono molto curioso di sapere quale sia la vostra versione del finale della pellicola. Perché in fondo è un film che accetta tanti possibili finali e nessuno può definirsi quello corretto al cento per cento, anche se personalmente alcuni mi soddisfano più di altri.

Il mio finale o meglio come mi fa piacere pensare che sia finita

Inizio dando una mia risposta alla grande domanda che assale gli spettatori: “Ma Riggan alla fine muore oppure no?” Questa domanda sorge dallo sguardo della figlia che chiude il film e scardina tutte le costruzioni che si era autoprodotto lo spettatore fino a quel punto. Lo sguardo di Emma Stone sognante verso l’alto non lascia dubbi: Riggan sta volando come Birdman eppure per tutto il film il regista Iñarritu ci fa capire che Riggan non possiede super poteri, ma che è tutto frutto della sua testa e della sua immaginazione (come dimostrano la scena del taxi e del camerino). Quindi in definitiva per me Riggan non si può salvare e nel finale del film muore. Ora il difficile viene nell’incastrare lo sguardo stupito di Emma Stone con questa mia convinzione e l’unica spiegazione possibile è che questa sia l’ultima grande visione di Riggan. Secondo me l’attore infatti muore nel teatro quando si spara alla tempia e tutto quello che va in scena dopo è il finale ideale immaginato da Riggan e dalla sua voce interiore (Birdman), quando progetta il suicidio. Nel finale infatti ritrova la moglie che tanto ha amato al suo fianco, riceve dall’agente una recensione ottima del suo spettacolo e ha il ricongiungimento che tanto sognava con la figlia, che finalmente lo vede per quello che lui si sente di essere: un uomo capace di volare sopra la sbiadita immagine affibbiatagli dal pubblico.

 

 

 

La mostra di Escher a Bologna

Devo ammetterlo per essere un viaggio, questa volta ho fatto poca strada. Infatti per vedere questa bellissima mostra mi è bastato arrivare in centro a Bologna, dove a Palazzo Albergati, in via Saragozza 28 hanno allestito questa esibizione sull’incisore e grafico olandese Maurits Escher. Devo ammetterlo che prima di andare alla mostra non conoscevo bene questo artista visionario, ma sono rimasto veramente colpito dalla bellezza dell’allestimento e dalle opere di Escher. Come ha detto Erika Gardumi “ci si trova dinanzi a quadri capaci di creare mondi dove la geometria è anche paradosso, dove l’inconsueta fusione tra paesaggi naturali e elementi architettonici o forme pure restituisce mondi possibili e fisiche impossibili, incastonati in cristalli e sfere che riflettono le cose straniandole, dove le scale non portano in nessun posto e le illusioni ottiche si ripropongono all’infinito“.

Escher ha avuto negli anni ’30 la forza e l’intuito di creare modelli che sono moderni ancora ai giorni nostri. Sono uscito piacevolmente sorpreso da questa mostra e ve la consiglio caldamente (come vi consiglio di comprare i biglietti online viste le lunghe code che si trovano davanti a Palazzo Albergati, che è anch’esso bellissimo da vedere). Andate a vedere questa mostra e magari ne uscirete cambiati, come un’opera di Escher che è sempre in continua trasformazione…

Ultimo complotto a Parigi? Dieci domande per riflettere

Venerdì sera mi sono trovato a cena fuori con amici e ovviamente tra una tagliata e un profiteroles ci siamo messi a parlare di quello che ha sconvolto il mondo, l’attentato di Parigi. In ogni gruppo che si rispetti c’è sempre quello che dietro ai fatti accaduti vede un disegno più ampio, un qualcosa di costruito a tavolino, il COMPLOTTO. Bene quella persona nel nostro gruppo sono io. In mia difesa devo dire però che sono un complottista light: mi limito solo ad alcuni fatti storici e non vedo massoni, templari e alieni anche quando vado dal fornaio. So che molti di voi, come quelli che erano a tavola con me, sbufferanno e stamperanno questo post per usarlo come carta igienica, ma magari ci sarà qualcuno che troverà interessanti le mie domande e diventerà un complottista light come me…

Come avete letto ho parlato di domande, perché la risposta certa sul motivo di questo presunto complotto non l’ho ancora. Sicuramente dietro tutto ci sarà il Dio denaro, ma per farsi un quadro più chiaro della situazione vi chiedo un mesetto di riflessione, quando sarà chiara la reazione all’attentato.

Intanto vi sottopongo le mie domande:

1) La prima cosa che ho notato era la tranquillità e lentezza con cui agivano i due terroristi nel video ormai celebre dopo l’attacco a Charlie Hebdo, come se fossero certi che nessuno li avrebbe mai fermati. I due si fermano in una strada parallela per giustiziare un poliziotto, che subisce passivamente senza tirare fuori la pistola. L’attacco terroristico dura quasi un’ora e in centro a Parigi non arriva nessuna pattuglia? Probabilmente con tutto quel tempo sarebbero arrivati anche i carabinieri in un paesino del Molise.

2) Finito l’attacco ho pensato che sarebbe stato difficile rintracciare i colpevoli, che avevano agito come un commando militare professionale. Erano stati perfetti, sicuramente dietro quell’attacco c’era un piano studiato in modo impeccabile. Sembrava così, ma poche ore dopo l’attentato si scopre che i terroristi mentre rubavano la macchina avevano detto di essere di Al Qaeda dello Yemen e di aver lasciato la carta d’identità nella macchina rubata. D’altronde anche nell’undici settembre i terroristi avevano lasciato i documenti in macchina, deve essere una strategia di Al Qaeda. Perché portare i documenti ad un attentato terroristico? Perché dichiarare la propria falange terroristica aiutando la polizia?

3) Si cercano tre uomini: i due che sparano e l’autista. Anche se nel video dell’autista non c’è traccia. L’autista sarebbe Hamyd Mourad, giovane 18enne senza fissa dimora. Si scopre però che il ragazzo era a scuola quella mattina e dopo questa svolta la figura dell’autista scompare nel nulla. Che fine ha fatto l’autista?

4) Nel famoso video dove i due fratelli giustiziano il poliziotto, freddandolo da pochi metri con un fucile da guerra non vi è traccia di sangue e il corpo del poliziotto non subisce la potenza del colpo. Dov’è il sangue?

5) I due fratelli scompaiono nel nulla per due giorni girando in una macchina con i fucili sul sedile di dietro; inoltre hanno un telefono con cui sono in contatto con l’altro terrorista e sanno gli spostamenti della polizia. Tutti sappiamo quanto sia facilmente rintracciabile un telefonino. Come fanno a sparire nel nulla?

6) Se sono terroristi e vogliono morire martiri perché andare in un paesino sperduto e rinchiudersi in un magazzino della periferia, senza fare ulteriori danni e vittime?

7) I terroristi si rinchiudono in questo magazzino alle 9.30 circa di mattina e si presume che abbiano degli ostaggi. In realtà c’era solamente il proprietario della tipografia che i due però lasciano andare. (Perché???) Nascosto dentro al magazzino anche un grafico di cui i due però non si accorgono… (anche su questo lascio a voi i commenti). La polizia francese blinda tutto il paese e malgrado l’assenza di ostaggi non entra in azione fino alle 17 quando i due fratelli escono sparando, facendosi praticamente uccidere dalle teste di cuoio. Perché non aspettare che entrino e farsi saltare per aria per fare più vittime? Perché i poliziotti non agiscono prima e perché i terroristi si dimostrano così buoni dopo il massacro di Charlie Hebdo? 

8) Di tutta l’operazione militare non c’è nessuna immagine, si vede solo del fumo e si sente il rumore di esplosivo in lontananza. Perché nessuno ha voluto documentare l’operazione che ha portato alla cattura dei due temibili terroristi?

9) Perché pur essendo Charlie Hebdo un obiettivo dichiarato di Al Qaeda, non era adeguatamente controllato?

10) Perché i terroristi, che erano noti a livello mondiale, sono stati liberi di agire, di viaggiare in Siria e Yemen e di avere un arsenale militare? E in tutto questo va considerato che i servizi segreti francesi sono tra i migliori al mondo.

 

#IosonoEnzo – Difendiamo anche la nostra libertà di stampa

L’attacco alla redazione giornalistica di Charlie Hebdo ha portato alla ribalta un tema che spesso viene trascurato, soprattutto in Italia: la libertà di satira e di stampa. Nel nostro caro paese dopo gli omicidi di Parigi in tanti si sono prodigati per difendere questo diritto conquistato dal mondo occidentale a fatica e messo (secondo loro) a repentaglio dagli incivili che hanno attaccato la redazione di Charlie Hebdo.

Ma in Italia come si sa siamo molto bravi a predicare bene, ma molto meno bravi ad agire… Ed infatti il nostro Paese è per questo motivo al 49esimo posto della classifica World Press Freedom Index, proprio dopo Haiti e il Niger. Siamo sopravanzati da paesi che nemmeno vi potete immaginare, umiliati da nazioni come la Jamaica, la Namibia e il Ghana. E così viene facile chiedersi quanto sarebbe rimasto aperto un giornale come Charlie Hebdo in Italia, facendo vignette dissacranti contro il Papa, Renzi, Napolitano e Berlusconi. Perché si in Italia è bastato parlare male di sua maestà Silvio per essere cacciati dalla Rai, senza arrivare a toccare nessuna religione. Ma nessuno in Italia mosse un dito per salvare Enzo Biagi, Daniele Luttazzi o Michele Santoro. E’ giusta la solidarietà ai giornalisti francesi, ma ogni tanto aiutiamo anche noi stessi…

In questo link potrete trovare un video di Marco Travaglio che ripercorrere gli ultimi atti di censura della storia italiana: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/01/08/servizio-pubblico-travaglio-satira-in-italia-piccola-storia-dei-nostri-censori/328179/

#Je suis Charlie – Non rinunciamo alla nostra libertà

 

 

 

 

 

 

 

Gli attentati in Francia alla redazione giornalistica di Charlie Hebdo hanno colpito l’Europa e soprattutto hanno toccato la nostra anima, i nostri diritti. Molti hanno visto in questo attacco, un attacco alla nostra libertà conquistata nei secoli dai nostri avi e per questo hanno manifestato in tutte le piazze del mondo.

In questo post  non mi dilungherò in analisi e polemiche (lo farò dopo in altri post), ma farò solo un omaggio alla redazione di Charlie Hebdo, scomparsa per difendere la libertà di stampa e di opinione, probabilmente il massimo per dei giornalisti che hanno dato la vita per difendere quello che amavano. Ecco le parole di Stephane Charbonnier, direttore del giornale divenuto tragicamente famoso negli ultimi giorni: “Non siamo noi la causa di quello che fa Al-Qaida; io sono il responsabile di un giornale in Francia e non di Al-Qaida. Non bisogna puntare il dito contro delle vignette satiriche bensì contro i terroristi che non hanno bisogno di questo pretesto per agire. Cedere alla paura significa rinunciare alla libertà e a tutto il resto. Già il dire ‘aver paura’ significa fare un piacere ai terroristi. E quindi non lo dirò”.

 

5 buoni propositi per questo 2015

Con una decina di giorni di ritardo colgo l’occasione di fare gli auguri a tutti i lettori del mio blog. Ho dovuto smaltire i postumi e il jet lag del mio grande viaggio a Bruxelles, ma ora sono tornato e sono tutto per voi. Devo dire che questo inizio di anno non è stato dei migliori, ma come si dice dalle mie parti “a migliorare si è sempre in tempo”. Che poi è vero che si è sempre in tempo? Boh chi può dirlo…

Intanto ho pensato ai buoni propositi per l’anno nuovo e vi rivelerò la mia top 5, così che a dicembre 2015 potrete prendermi in giro per tutte le cose che non ho fatto. Ed ora via al countdown:

Al quinto posto troviamo “andare in palestra”. Nel 2015 diventerò come il modello della pubblicità del profumo di Dolce & Gabbana e passerò la mia vita a percuotere polpi sulle spiagge di Capri. Ok, forse ho esagerato, però spero che un po’ di moto in più gioverà anche al mio spirito.

Al quarto posto “viaggiare, viaggiare, viaggiare”. Perché gli anni passano, ma le belle abitudini vanno mantenute! E come obiettivo per il 2015 metto la corsa dei tori a Pamplona. La Spagna, i Tori e il vino rosso che chiedere di più da un viaggio. Poi si corre, così resto coerente con il mio quinto proposito.

Sul gradino più basso del podio troviamo “andare a vivere da solo”. Vivere la gioia del tuo ordine casuale, la libertà del fare quel cazzo che mi pare. Un’utopia distante pochi euro.

Al secondo posto ho pensato a voi e spero che il 2015 sia l’anno di tanti post e chissà che non sia il momento giusto per il tanto agognato libro. Troverò la costanza di scrivere qualcosina sempre o sarò sempre uno scrittore con colpi di genio (pochi) e sregolatezza (tanta)? A voi il verdetto… Ma aiutatemi con tanti like, sono un uomo bisognoso d’affetto.

Al primo posto c’è il mio sogno/incubo: TROVARE UN LAVORO! A mezzanotte il primo pensiero al brindisi è stato per lui, il lavoro, il grande assente. Dopo il brindisi ho guardato il telefono e la prima che mi aveva fatto gli auguri era Francesca di Infojobs. Insomma il lavoro sta diventando per me una vera ossessione. Uno stipendio dignitoso e persone oneste con cui lavorare il grande sogno. YES I CAN!